Parco Eolico Rospo: Dubbi e Rischi nel Golfo di Vasto

Il progetto Rospo Offshore, un parco eolico offshore ambizioso nel Golfo di Vasto, solleva interrogativi significativi che vanno ben oltre la semplice localizzazione geografica, apparentemente incerta tra Abruzzo e Molise, ma di fatto radicata nel territorio di Termoli.

L’iniziativa, presentata da Small Sea Energy, una società dalla struttura e dalle finanze a dir poco problematiche, mira a installare 67 aerogeneratori di potente taglia (15 MW ciascuno, per una capacità totale di 1.005 MW) con fondazioni fisse a traliccio (“jacket”) ancorate a profondità variabili tra gli 85 e i 100 metri.
La scelta delle fondazioni “jacket”, tipicamente adatte a profondità massime di 60 metri, espone il progetto a sfide ingegneristiche complesse e potenzialmente rischiose.

L’impiego di questa tecnologia in acque più profonde, come quelle del Golfo di Vasto, richiede studi geotecnici approfonditi e soluzioni costruttive innovative, con implicazioni significative sui costi e sulla sostenibilità ambientale.
La densità proposta, con 67 aerogeneratori in un’area di 105 kmq, contrasta con le migliori pratiche del settore, che suggeriscono densità inferiori per minimizzare l’interferenza tra le turbine dovuta a scie e vortici indotti, un fenomeno che può ridurre l’efficienza complessiva del parco eolico e compromettere la stabilità delle turbine a valle.
L’impatto economico e sociale non può essere trascurato.

La prevista interruzione delle attività marittime nell’area del parco eolico per l’intero periodo di concessione (30 anni) incide pesantemente sulla comunità di Termoli e sull’economia regionale, strettamente legata alla pesca e alla navigazione.

La perdita di accesso al mare per un arco temporale così prolungato rappresenta un danno significativo per la marineria locale, con ripercussioni dirette sull’occupazione e sulla tradizione secolare di queste attività.
Ma è la stessa società proponente a destare più di un dubbio.

Small Sea Energy, con un capitale sociale esiguo (10.000 euro) e una storia operativa inattiva, presenta un bilancio che evidenzia una situazione finanziaria precaria, caratterizzata da debiti superiori al patrimonio netto e una perdita in conto economico rilevante.
La discrepanza tra la dimensione e il costo del progetto (3.781 milioni di euro, con 3.577 milioni destinati alle opere marine) e le capacità finanziarie della società proponente suggerisce che l’obiettivo primario non sia lo sviluppo di un’attività industriale reale, ma piuttosto l’acquisizione della concessione per una successiva rivendita, una pratica speculativa che compromette la trasparenza e la credibilità del processo autorizzativo.
Inoltre, la posizione geografica precisa del parco eolico, la profondità del fondale marino, la densità di installazione e la stabilità finanziaria della società proponente sono tutti elementi che richiedono un’analisi rigorosa e indipendente, al di là delle dichiarazioni di intenti, per garantire che il progetto Rospo Offshore sia realmente sostenibile, economicamente vantaggioso e rispettoso dell’ambiente e delle comunità locali.
L’affidamento a una società con le caratteristiche riscontrate, in un’area sensibile come il Golfo di Vasto, impone un’attenta valutazione e una vigilanza costante.

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