Sepino: Festival dei Patrimoni Dispersi, un ponte tra passato e futuro.

Il cuore pulsante di un futuro sostenibile risiede nella riscoperta e valorizzazione del patrimonio culturale, un principio che si concretizza a Sepino, in Molise, con l’inaugurazione di un innovativo hub culturale e l’avvio del “Festival dei Patrimoni Dispersi”.
Questo evento, dal 9 al 12 ottobre, non è semplicemente una festa culturale, ma un atto fondativo per la riqualificazione socio-economica del territorio, segnando l’apertura al pubblico di Palazzo Tiberio, un polo dedicato alla cultura che promette di rivoluzionare l’offerta culturale molisana.

Il Festival è il fulcro di un progetto ambizioso, “Racconti Radicati – Patrimoni Dispersi e Voci dai Territori”, frutto della visione dell’impresa culturale e creativa “JustMO”, in sinergia con il comune di Sepino e il Parco Archeologico, che intende andare oltre il semplice turismo di massa.

L’obiettivo primario è instaurare un legame autentico e duraturo tra i visitatori e la comunità sepinese, attraverso una narrazione poliedrica che esplori le molteplici identità del luogo.

Questo implica la promozione di un turismo consapevole e responsabile, capace di generare benefici concreti per la comunità locale e rispettoso dell’ambiente e del patrimonio culturale.
Il “Festival dei Patrimoni Dispersi” nasce dall’urgenza di ricostruire fili narrativi interrotti, di connettere storie frammentate che risiedono in archivi dimenticati, memorie orali e tradizioni locali.

Si tratta di un processo di riscoperta e di restituzione, che prevede la ricerca, la catalogazione, la pubblicazione e la digitalizzazione di materiali storici, fotografici e documentari.
Questo sforzo di conservazione non è solo un atto di memoria, ma anche un investimento nel futuro, perché rende accessibile a tutti il patrimonio culturale del territorio.

Un esempio emblematico di questo processo è la storia di Michele Testa, figura di spicco nella storia del Novecento.
Antifascista originario di Cercemaggiore, Testa fu un pioniere e fondatore del quartiere di Tor Sapienza a Roma.
Grazie all’intervento della Fondazione Gramsci, l’archivio personale di Testa è stato acquisito e ora, per la prima volta, torna a risuonare nel suo luogo di origine, un ponte tra la storia personale e la storia collettiva, tra la diaspora e il ritorno alle radici.

Questo festival non si limita a celebrare il passato, ma mira a costruire un futuro in cui la cultura sia il motore di un’economia sostenibile e inclusiva.

Promuove il dialogo intergenerazionale, incoraggia l’innovazione culturale, rafforza l’identità territoriale e, soprattutto, riafferma il valore inestimabile del patrimonio culturale come risorsa fondamentale per lo sviluppo umano e sociale.

È un invito a riscoprire le nostre radici, a condividere le nostre storie e a costruire insieme un futuro più ricco di significato e di opportunità.

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