La mobilitazione odierna, con uno sciopero del trasporto pubblico extraurbano in Molise dalle 18 alle 23, si configura come l’espressione di una crisi sistemica che affligge l’intero settore regionale, un quadro di precarietà alimentato da ritardi salariali strutturali e problematiche più ampie che minano la dignità e la stabilità economica dei lavoratori.
Non si tratta di una mera questione di mancato pagamento della tredicesima o dello stipendio di dicembre, come lamentano i dipendenti Atm, Sati e Gtm, ma di un collasso di un modello gestionale che sacrifica i diritti dei lavoratori sull’altare di un’apparente convenienza economica.
La gravità della situazione emerge da una dettagliata analisi delle condizioni di lavoro imposte agli operatori del settore.
I sindacati denunciano una serie di violazioni contrattuali e normative che vanno oltre i ritardi salariali, abbracciando aspetti cruciali come l’inadempienza nei versamenti dei contributi previdenziali, l’obbligo di percorrere strade non idonee e pericolose, la mancanza di regolamentazione delle soste e dei riposi, l’esposizione a condizioni microclimatiche estreme e l’imposizione di tempi di percorrenza irrealistici, spesso accompagnati da provvedimenti disciplinari illegittimi.
Questa combinazione di fattori crea un ambiente di lavoro insostenibile, che mette a rischio la salute fisica e psicologica degli operatori e compromette la qualità del servizio offerto alla collettività.
Un elemento centrale della crisi risiede nell’attuale bando di gara per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico.
I sindacati esprimono forti preoccupazioni riguardo alla possibilità di riproporre il sistema del “doppio lotto”, considerandolo un ostacolo all’attrazione di operatori qualificati e competenti a livello nazionale ed europeo.
Tale scelta, oltre a limitare la concorrenza e l’innovazione, rischia di consolidare un tessuto imprenditoriale locale fragile, composto da aziende economicamente instabili, già incapaci di garantire la regolarità dei pagamenti e la sostenibilità del servizio.
Le richieste delle organizzazioni sindacali alla Regione Molise sono mirate a un intervento risolutivo e tempestivo.
Innanzitutto, si chiede la garanzia immediata della regolarità dei pagamenti e dei versamenti contributivi, un presupposto fondamentale per ristabilire un minimo di fiducia e dignità nei confronti dei lavoratori.
Parallelamente, si richiede l’attivazione di controlli indipendenti e trasparenti sulla produzione chilometrica, sugli incassi e sulla qualità del servizio erogato, al fine di monitorare l’effettivo rispetto degli obblighi contrattuali e normativi.
Ma la soluzione più strutturale risiede in una revisione radicale del sistema di governance del trasporto pubblico regionale.
I sindacati propongono l’introduzione di una reale integrazione tariffaria, resa possibile solo attraverso la creazione di un gestore unico regionale, capace di coordinare percorsi, orari e tariffe in maniera uniforme, eliminando duplicazioni, disparità territoriali e ottimizzando l’accessibilità e la sostenibilità economica del servizio.
Questo modello, a differenza dell’attuale frammentazione, permetterebbe una gestione più efficiente delle risorse, una migliore pianificazione del servizio e una maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini e dei lavoratori.
La contrattazione di secondo livello, anch’essa cruciale, deve diventare un elemento vincolante, per garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure.
Il futuro del trasporto pubblico in Molise dipende dalla capacità della Regione di ascoltare le richieste dei sindacati e di implementare soluzioni concrete e durature, che mettano al centro il benessere dei lavoratori e la qualità del servizio.







