Emergenza medica Crew-11: il caso Mike Fincke e la ISS

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(Adnkronos) – La gestione della salute degli astronauti rappresenta una delle variabili più complesse per il successo delle missioni spaziali, specialmente quando l'umanità si spinge nuovamente oltre l'orbita terrestre bassa. Lo scorso gennaio, la missione Crew-11 della NASA ha registrato il primo rientro anticipato nella storia per motivi medici, a causa di un malore improvviso che ha colpito il veterano Mike Fincke. L'astronauta, 59 anni e con una carriera di oltre vent'anni, ha riferito un'improvvisa incapacità di parlare durata circa venti minuti mentre si trovava a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). "È successo del tutto all’improvviso. È stato incredibilmente veloce", ha raccontato Fincke, precisando di non aver avvertito dolore fisico ma solo l'impossibilità di comunicare con i compagni di squadra. L'episodio ha sollevato interrogativi cruciali proprio mentre il programma Artemis II mette alla prova la resistenza umana in un ambiente ancora più ostile. Nonostante l'uso di tecnologie diagnostiche avanzate come l'ecografo di bordo e i successivi screening a terra dopo l'ammaraggio della Dragon Endeavor, i medici hanno escluso l'infarto ma non hanno ancora individuato una causa certa. La comunità scientifica ipotizza che la ridistribuzione dei fluidi corporei verso la parte superiore del tronco e il cranio possa generare pressioni anomale sul sistema nervoso centrale. "I miei compagni di squadra si sono subito accorti che ero in difficoltà, e in pochi secondi erano tutti all’opera", ha aggiunto Fincke, evidenziando l'importanza della preparazione medica dell'equipaggio.  

Mike Fincke su X ospite dei microfoni di CBS News

  Le problematiche riscontrate dai veterani della ISS offrono dati preziosi per chi, come gli astronauti di Artemis II, si trova attualmente a percorrere migliaia di chilometri nello spazio profondo, lontano dalla protezione della magnetosfera terrestre. Precedenti storici, come l'infezione urologica di Vladimir Vasyutin sulla Salyut 7 nel 1985 o i recenti studi sulla sindrome SANS (disturbi visivi legati alla pressione intracranica), confermano che l'organismo umano reagisce in modo non sempre prevedibile alla microgravità prolungata. Il caso di Fincke suggerisce la necessità di monitorare con nuovi strumenti digitali e biometrici la salute neurologica degli astronauti, garantendo che le future colonizzazioni lunari possano contare su protocolli di intervento rapidi ed efficaci. 
—tecnologiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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