Report frodi IA 2026, solo il 7% delle aziende è pronto

Secondo i dati pubblicati il 9 giugno 2026 all'interno del report congiunto redatto dall'Association of Certified Fraud Examiners (ACFE) e da SAS, solo il 7% delle organizzazioni globali si dichiara adeguatamente preparato a intercettare o prevenire le frodi basate sui sistemi di intelligenza artificiale. L'indagine, che ha coinvolto 713 professionisti del settore antifrode dislocati in otto macro-regioni mondiali, evidenzia come la disponibilità sul mercato di strumenti digitali a basso costo stia agevolando la diffusione di schemi di ingegneria sociale, alterazioni documentali e sofisticazioni informatiche su larga scala. Sotto il profilo settoriale, la ricerca ha analizzato le risposte di specialisti provenienti da oltre dodici comparti produttivi, riscontrando una concentrazione maggiore nel settore pubblico, che rappresenta il 26% del campione, e nel comparto bancario e dei servizi finanziari, attestato al 23%. I dati indicano che ogni tipologia di illecito supportata dall'intelligenza artificiale ha registrato un incremento nell'ultimo biennio.  Il fenomeno più rilevante è costituito dall'ingegneria sociale applicata ai deepfake, segnalato in crescita dal 77% degli intervistati, seguito dalle truffe dirette ai consumatori e dalle falsificazioni documentali tramite intelligenza artificiale generativa, entrambe stimate in aumento dal 75% del campione. Le proiezioni per i prossimi ventiquattro mesi confermano questa tendenza, con il 55% dei professionisti che prevede un ulteriore inasprimento delle falsificazioni documentali e delle manipolazioni video e antropomorfiche. La discrepanza tra lo sviluppo delle minacce e le capacità di risposta solleva interrogativi di natura strutturale e normativa per le imprese. John Gill, Presidente di ACFE, ha analizzato lo scenario attuale: “I dati dipingono un quadro preoccupante: le frodi evolvono più rapidamente di quanto la maggior parte delle organizzazioni riesca a difendersi. Le minacce basate sull’intelligenza artificiale non rappresentano un rischio futuro, ma sono già realtà e stanno crescendo velocemente. Gli specialisti del settore hanno compiuto progressi concreti nell’adozione dell’IA, e quanto emerso in questo report è un campanello d’allarme. Le aziende che non rafforzeranno le difese contro le frodi potenziate dall’intelligenza artificiale rischiano di diventare bersagli ancora più appetibili”. L'adozione di strumenti di machine learning e intelligenza artificiale nei programmi di contrasto aziendali mostra una progressione costante, passando dal 18% registrato nel 2024 al 25% del 2026, con un ulteriore 28% di organizzazioni che pianifica l'implementazione di tali protocolli entro il 2028. Tuttavia, l'analisi evidenzia un ritardo nei processi di governance e di validazione dei modelli. Sebbene l'86% del campione ritenga l'accuratezza dei risultati un fattore cruciale per l'integrazione dell'intelligenza artificiale generativa, solo il 18% esegue test sistematici per individuare distorsioni statistiche o problemi di equità nei modelli. Inoltre, a fronte dell'82% dei rispondenti che considera la spiegabilità degli algoritmi una priorità assoluta, solo il 6% dichiara di possedere gli strumenti necessari per motivare le decisioni assunte dai modelli. Tale carenza si traduce in potenziali sanzioni normative e responsabilità legali, in particolare per i comparti regolamentati come quello bancario e assicurativo. Sul piano economico, il 55% delle aziende prevede un incremento dei budget destinati alle tecnologie di protezione nel prossimo biennio, sebbene i vincoli finanziari rimangano il principale ostacolo strutturale all'implementazione per l'84% dei soggetti intervistati. Le dinamiche temporali legate all'approvazione degli investimenti influiscono direttamente sull'esposizione al rischio delle imprese. Stu Bradley, Senior Vice President of Risk, Fraud and Compliance Solutions di SAS, ha sottolineato l'asimmetria operativa tra aziende e organizzazioni criminali: “I cybercriminali non hanno comitati di governance e non aspettano cicli di budget o chiarezza normativa: agiscono e basta. Ogni trimestre che i leader aziendali passano a valutare una tecnologia sono tre mesi in più in cui chi viola la legge può trasformarla in un’arma e trovare le organizzazioni impreparate”. L'evoluzione delle tecnologie emergenti mostra un passaggio graduale dell'intelligenza artificiale generativa da una fase esplorativa a un'applicazione pratica. Attualmente utilizzata dal 16% dei professionisti, la tecnologia vede un interesse futuro da parte del 58% degli intervistati, focalizzato principalmente sulla rilevazione di attività di phishing, sulla valutazione quantitativa del rischio e sulla stesura di reportistica interna. I sistemi basati su agenti autonomi registrano l'indice di crescita atteso più elevato, con una quota d'uso attuale dell'8% e previsioni di adozione del 31% entro il 2028.  
La biometria fisica consolida il proprio primato come tecnologia emergente più diffusa, raggiungendo il 45% delle preferenze rispetto al 34% del 2022, a fronte di un utilizzo ancora limitato delle piattaforme in cloud nativo e dei sistemi di automazione dei processi. Infine, il 62% del campione stima che il calcolo quantistico e l'intelligenza artificiale quantistica eserciteranno un impatto determinante sulla prevenzione degli illeciti entro il 2030, con l'11% degli esperti che rileva i primi effetti operativi già nel contesto attuale. I dati analitici completi e le relative metodologie di contrasto rimangono accessibili all'interno del documento programmatico consultabile all'indirizzo SAS.com/fraudreport. 
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