Arresto Facciazza: duro colpo alla cosca Piromalli

L’operazione “Res Tauro” ha inflitto un duro colpo alla struttura apicale della cosca Piromalli, un’organizzazione criminale radicata nel territorio di Gioia Tauro, con ripercussioni su ampio respiro.

L’arresto di Giuseppe Pino Piromalli, figura storica e carismatica del clan, soprannominato “Facciazza”, segna un punto di svolta, ma svela anche l’ingente capacità di resilienza e adattamento di un sodalizio capace di perpetuare il proprio potere attraverso generazioni.

Le accuse contestate, che spaziano dall’associazione di tipo mafioso a estorsioni, riciclaggio, favoreggiamento personale e turbativa d’asta, dipingono un quadro di un’organizzazione criminale complessa e ramificata, che permea l’economia locale.

Piromalli, tornato in libertà nel 2021 dopo un lungo periodo di detenzione, ha immediatamente ripreso il controllo delle dinamiche interne alla cosca, riformulando gerarchie e compiti, e riaffermando il proprio dominio attraverso un implacabile sistema di estorsioni rivolto a imprenditori e commercianti.
L’elemento particolarmente allarmante emerso dalle indagini riguarda la manipolazione delle aste giudiziarie.
La cosca Piromalli ha orchestrato un sofisticato sistema volto a sottrarre beni confiscati e acquisire nuovi assetti, infiltrando le procedure di vendita e corrompendo funzionari pubblici.

I beni, una volta acquisiti, venivano intestati a prestanome, in un’abile manovra per eludere misure patrimoniali preventive e riciclare capitali illeciti.
Il meccanismo era chiuso: chiunque avesse osato partecipare alle aste e aggiudicarsi i beni, si trovava di fronte all’obbligo di versare tangenti ai Piromalli, i quali a loro volta reinvestivano gli ingenti profitti in attività economiche gestite dalla cosca stessa, alimentando un circolo vizioso di riciclaggio e autoriciclaggio connesso, in particolare, al settore agricolo.

Le indagini hanno ricostruito una gestione unitaria e centralizzata della cosca, che agisce come una vera e propria entità economica, distribuendo i proventi illeciti tra i suoi membri.

La leadership, nonostante l’età avanzata dei vertici – Pino Piromalli (80 anni), Gioacchino (91 anni) e Antonio (86 anni) – si è dimostrata capace di perpetuare il proprio potere e di adattarsi alle nuove dinamiche del contesto criminale.
La presunta manipolazione delle aste evidenzia, inoltre, un approccio strategico e pianificato, volto a garantire la continuità patrimoniale dell’organizzazione, indipendentemente dalla condizione giuridica dei suoi membri.

Le misure patrimoniali disposte, con sequestri preventivi per un valore complessivo di oltre sette milioni di euro, mirano a colpire il cuore finanziario della cosca e a privarla delle risorse necessarie per alimentare le sue attività illecite.

I sigilli sono stati apposti su immobili, terreni, imprese individuali e agricole, e i rapporti bancari dei vertici sono stati congelati.

L’operazione “Res Tauro” rappresenta un tassello fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata e un segnale forte per la comunità di Gioia Tauro, ma la complessità dell’organizzazione richiede un impegno costante e coordinato per smantellare definitivamente le sue strutture e contrastare la sua influenza.

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