Nel cuore dell’Aspromonte calabrese, a San Pietro di Caridà, un’operazione dei Carabinieri ha disvelato un complesso sistema di coltivazione illegale di cannabis, un’attività radicata in un territorio impervio e strategicamente scelto per eludere i controlli.
L’azione, condotta congiuntamente dalle Stazioni di Laureana di Borrello e Serrata, supportate dall’unità specializzata dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, testimonia la crescente sofisticazione delle organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti e l’impegno delle forze dell’ordine nel contrastarle.
L’individuazione della piantagione, nascosta tra la fitta e inaccessibile vegetazione tipica dell’Aspromonte, non è frutto del caso, bensì il risultato di un’indagine complessa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi, che ha permesso di ricostruire le dinamiche operative del sodalizio criminale.
L’operazione ha portato all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare, che ha condotto agli arresti domiciliari di tre individui, accusati di coltivazione e traffico illecito di sostanze stupefacenti, reati puniti severamente dal codice penale italiano.
Uno degli arrestati, nel tentativo disperato di eludere l’arresto, è stato intercettato dai Carabinieri mentre si allontanava in auto.
Un’ispezione successiva ha rivelato la presenza di un telefono cellulare con una cronologia di comunicazioni cruciali: chat e contatti che documentavano l’acquisto online di semi di cannabis, corredati da dettagli precisi relativi a ordini, pagamenti e fornitori.
Questa evidenza suggerisce una catena di approvvigionamento ben strutturata, che si estende potenzialmente al di là del territorio locale, con implicazioni a livello nazionale.
L’Aspromonte, con la sua morfologia accidentata e la scarsa densità abitativa, rappresenta un habitat ideale per la coltivazione illegale di piante da stupefacenti.
La scelta di questo territorio non è casuale, ma dettata dalla difficoltà di accesso e dalla possibilità di sfruttare risorse naturali per garantire la crescita della coltivazione.
L’operazione dei Carabinieri, unitamente alla sofisticata indagine della Procura, evidenzia la necessità di un approccio integrato e multidisciplinare nel contrasto a questo fenomeno criminale, che non solo danneggia la salute pubblica, ma alimenta anche altre forme di illegalità.
La scoperta di messaggi di ordinazione online di semi suggerisce inoltre una crescente professionalizzazione di questi traffici, con l’utilizzo di strumenti tecnologici per l’approvvigionamento e la gestione della filiera illecita.
Il caso solleva interrogativi sull’efficacia dei controlli telematici e sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra forze dell’ordine e autorità giudiziarie per contrastare l’evoluzione di questi crimini.






