In un fine settimana denso di partecipazione civile, la Calabria si è risvegliata con un’ondata di mobilitazione popolare, animata da uno sciopero generale in risposta alla violenza perpetrata contro Gaza e all’attacco alla Flotilla per la Striscia.
Dalle piazze di Reggio Calabria a quelle di Cosenza, passando per Catanzaro e Lamezia Terme, una ventosa di persone, con una significativa presenza giovanile, ha espresso un forte dissenso verso le politiche internazionali e un’urgente richiesta di giustizia per il popolo palestinese.
Il segretario regionale della Cgil, Gianfranco Trotta, ha esortato l’applicazione rigorosa dei principi costituzionali, ponendo l’accento sulla necessità di un riconoscimento incondizionato dello Stato di Palestina.
L’adesione allo sciopero è stata diffusa, coinvolgendo sia il settore privato che quello pubblico, escludendo, naturalmente, i servizi essenziali.
La concomitanza con un fine settimana lungo ha amplificato la portata della protesta, riflettendo una crescente frustrazione verso l’inerzia governativa.
Le critiche, rivolte anche alla leadership politica nazionale, sottolineano una percezione di mancanza di sensibilità e rispetto per le voci che si levano a difesa dei diritti umani e della pace.
Al di là della protesta, si avverte un senso di responsabilità e di urgenza.
Jessica Cosenza, del Comitato La Base, ha lanciato un appello al governo affinché abbandoni le narrazioni parziali e faziose in merito alla politica di riarmo e alla questione del genocidio.
Cosenza ha evidenziato una diffusa contrarietà all’aumento della spesa militare e agli accordi con Israele, auspicando una maggiore mobilitazione civile, convinta che molti individui condividano le loro convinzioni, ma non abbiano ancora trovato la strada per esprimere il proprio dissenso.
Le manifestazioni, caratterizzate dalla presenza massiccia di bandiere palestinesi e slogan pro-Palestina, si sono tenute in maniera pacifica, evitando di interferire con infrastrutture sensibili.
A Soverato, un gruppo di studenti ha marciato sul lungomare, culminando in un sit-in carico di significato.
Il loro messaggio, forte e chiaro, sottolinea l’impossibilità di rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza altrui.
Un professore presente ha espresso un senso di profonda vergogna, percependo una carenza di partecipazione e un bisogno impellente di amplificare le voci che chiedono giustizia.
Il movimento, in sintesi, non è solo una protesta contro una specifica azione violenta, ma un grido per un cambiamento radicale di paradigma: un ripensamento delle politiche internazionali, un impegno più solido per la pace e la giustizia, e un riconoscimento inequivocabile dei diritti fondamentali del popolo palestinese.
La Calabria, con la sua mobilitazione, si pone come simbolo di questa aspirazione globale.

