Caridi, nuova richiesta di condanna nel processo Gotha: la svolta?

La vicenda giudiziaria che coinvolge l’ex senatore Antonio Caridi, figura di spicco nel panorama politico regionale, si è intensificata con la richiesta di condanna da parte della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria, nell’ambito del vasto processo Gotha.

Quest’ultima rappresenta la sintesi di una complessa operazione investigativa, frutto della convergenza di diverse inchieste preliminari – Mamma Santissima, Reghion, Fata Morgana, Alchimia e Sistema Reggio – che hanno mirato a svelare i meccanismi di potere occulti e le dinamiche di influenza della ‘ndrangheta all’interno delle istituzioni pubbliche, delineando una struttura criminale organizzata dotata di ingerenze dirette nella definizione delle scelte politiche e amministrative.

Il caso Caridi, già assolto in primo grado dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, si pone al centro di un’ulteriore scrutinio.

La DDA di Reggio Calabria ha impugnato la sentenza di primo grado del 2021, depositata due anni dopo, che aveva motivato l’assoluzione sulla mancanza di elementi probatori sufficienti a dimostrare una partecipazione attiva da parte dell’ex parlamentare alla presunta struttura riservata della ‘ndrangheta.

La sentenza di primo grado aveva infatti messo in discussione la validità delle testimonianze dei collaboratori di giustizia (pentiti), ritenute generiche e prive di dettagli specifici che potessero delineare il ruolo concreto svolto da Caridi all’interno delle diverse famiglie criminali.

La Procura Generale, nella sua requisitoria, ha contestato aspramente questa interpretazione, sostenendo che le dichiarazioni dei pentiti, pur non contenenti dettagli puntuali, presentano una coerenza interna e un quadro complessivo che suggeriscono un coinvolgimento di Caridi in dinamiche criminali di rilevante gravità.
La richiesta di riforma della sentenza di primo grado si fonda sulla necessità di colmare un vuoto interpretativo che, secondo l’accusa, ha permesso a un presunto affiliato a evadere la giustizia.

Il processo Gotha, nel suo complesso, ha portato alla condanna di numerosi esponenti politici, ecclesiastici e professionali, rivelando un sistema di relazioni opache e di intrecci illeciti che hanno minato la legalità e la trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica.
Tra i condannati figurano l’ex parlamentare Paolo Romeo, con una pena detentiva di 25 anni, l’ex assessore e sottosegretario regionale Alberto Sarra (13 anni), il sacerdote di San Luca don Pino Strangio (9 anni e 4 mesi), l’avvocato Antonio Marra (17 anni) e il commercialista Giovanni Zumbo (3 anni e 6 mesi).
Queste condanne testimoniano la portata dell’indagine e la complessità del fenomeno criminale radicato nel territorio.
La fase processuale è tuttora in corso e, con la conclusione della requisitoria, si aprono le arringhe difensive.
Si prevede che queste ultime si protrarranno per un periodo considerevole, concludendosi presumibilmente nei primi mesi del 2026, quando la Corte d’Appello sarà chiamata a emettere la sua definitiva sentenza, delineando il destino di Antonio Caridi e confermando o ribaltando le interpretazioni emerse nel corso del lungo iter processuale.
Il caso Gotha rappresenta una pietra miliare nella lotta alla criminalità organizzata e un monito all’importanza di una giustizia imparziale e di un impegno costante per la tutela della legalità.

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