Confisca da 1,6 milioni alla cosca Accorinti di Briatico

Un significativo colpo alla criminalità organizzata calabrese è stato inferto con l’esecuzione di un decreto di confisca definitiva, emesso dal Tribunale di Catanzaro e successivamente revisionato dalla Corte d’Appello locale, che colpisce un patrimonio immobiliare e societario di considerevole valore, situato a Briatico (Vibo Valentia).
Il valore complessivo dei beni sequestrati supera i 1,6 milioni di euro e include un terreno, un fabbricato e le quote di partecipazione in una compagnia di navigazione, unitamente alla relativa componente patrimoniale aziendale.
L’operazione si configura come il culmine di un procedimento di prevenzione patrimoniale, avviato in seguito a un’approfondita indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (Gico) della Procura di Catanzaro.

Tale indagine ha permesso di ricostruire un complesso sistema di occultamento di risorse illecite, collegando il soggetto colpito dalla confisca a una figura di primo piano all’interno della cosca Accorinti di Briatico, già condannato in precedenza per trasferimento fraudolento di beni a favore dell’associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Costa Pulita”.

Le attività investigative, scrupolosamente coordinate dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, hanno rivelato una sinergia criminale tra le famiglie Accorinti e Mancuso, una delle più potenti cosche della piana di Vibo Valentia, che si è avvalsa della compagnia di navigazione come veicolo per estendere la propria influenza nel settore turistico, infiltrandosi nel mercato delle mini-crociere verso le isole Eolie, con la conseguente distorsione della concorrenza leale e la compromissione della legalità.

Attualmente, il soggetto colpito dalla confisca è anche imputato nel processo “Cathago Maestrale-Olimpo-Imperium”, dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia, accusato di associazione di tipo mafioso, a testimonianza del suo ruolo organico all’interno della cosca Accorinti.

La confisca rappresenta un atto di forte impatto, volto a privare la criminalità organizzata di strumenti finanziari e a restituire alla collettività beni che sono stati acquisiti attraverso attività illecite.

L’analisi finanziaria condotta dal Gico ha evidenziato una marcata discordanza tra la ricchezza accumulata e i redditi ufficialmente dichiarati, configurando un quadro di pericolosità qualificata che ha portato all’inclusione del soggetto nella lista dei soggetti sorvegliati a partire dal 2007.

La decisione rappresenta, quindi, un tassello fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata e un segnale tangibile dell’impegno delle istituzioni nel perseguire e contrastare le attività illecite, restituendo legalità e sicurezza al territorio.

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