Una proposta di legge transpartitica, recentemente presentata in Parlamento, mira a tessere una rete di protezione complessa e mirata a favore di giovani e minori vulnerabili, figli di soggetti coinvolti in organizzazioni criminali mafiose, e a sostenere quei genitori, spesso figure femminili, desiderosi di sottrarsi alla logica perversa della criminalità.
La norma trae origine da un protocollo pionieristico, “Liberi di scegliere”, ideato nel 2012 dal giudice Roberto Di Bella, allora a Reggio Calabria, e da allora esteso, con preziose modifiche e approfondimenti, a livello nazionale.
Il progetto non si limita a una semplice assistenza, ma si configura come una vera e propria offerta di resilienza, garantendo percorsi di emancipazione e alternative concrete alla spirale di violenza e illegalità.
La legge ambisce a inaugurare una terza dimensione nella lotta alla mafia, che va oltre la repressione penale e l’azione di contrasto alle attività illecite.
Questa prospettiva si focalizza sulla centralità dell’individuo, riconoscendo che la vera sconfitta della mafia non risiede solo nella confisca dei beni o nell’arresto dei capi, ma nella capacità di restituire dignità e opportunità a chi ne è stato storicamente vittima.
“Intendiamo offrire uno strumento giuridico potente, capace di emancipare il potenziale umano soffocato dalla cultura mafiosa,” ha dichiarato la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, sottolineando l’importanza di questo atto legislativo come catalizzatore di speranza e cambiamento.
La senatrice Vincenza Rando, prima firmataria della proposta al Senato, ha insistito sulla necessità di formalizzare questo approccio, elevandolo da protocollo locale a legge nazionale.
I dati provenienti da Reggio Calabria e Catania, che parlano di oltre 200 minori coinvolti e 34 donne, alcune delle quali divenute collaboratrici di giustizia, testimoniano l’urgenza e l’efficacia potenziale di questa iniziativa.
Il contributo del giudice Di Bella, testimone diretto delle dinamiche criminali, è stato fondamentale per delineare un modello operativo realistico e sostenibile.
Il magistrato esprime la ferma speranza di un’approvazione definitiva entro il 2026, invitando le forze politiche a superare divisioni ideologiche e a collaborare attivamente.
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, ha aggiunto un appello commovente, evidenziando che si tratta di una questione di umanità e di giustizia sociale.
Il procuratore generale Piero Gaeta ha enfatizzato l’implicazione profonda che l’allontanamento del minore rappresenta per la famiglia mafiosa, percependola come una ferita nell’orgoglio e nella narrazione di invincibilità.
L’intervento dello Stato, anticipatorio e proattivo, non è solo un atto di giustizia riparativa, ma un investimento nel futuro, restituendo ai ragazzi la facoltà di autodeterminazione.
Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha sottolineato con forza l’importanza di questa visione.
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha concluso con un monito: il percorso è arduo, richiede coraggio e determinazione, ma è imprescindibile per costruire una società più giusta e libera.
L’obiettivo è offrire una via d’uscita, un orizzonte di possibilità per chi, nato e cresciuto all’ombra della mafia, aspira a una vita diversa e dignitosa.

