Nel cuore di Lamezia Terme, una ricerca che si dipana tra le routine familiari si conclude con l’arresto di un uomo gravato da un ingente cumulo di pene.
Un 57enne lametino, latitante da mesi, è stato rintracciato dai Carabinieri della Compagnia locale, a seguito di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro.
Le sue responsabilità affondano le radici in una serie di condanne, che spaziano dal reato di associazione di tipo mafioso – un capitolo oscuro che ne testimonia il coinvolgimento in strutture criminali complesse e radicate – fino a episodi di estorsione e usura, pratiche predatorie che sfruttano la vulnerabilità altrui per fini illeciti.
La svolta, un dettaglio apparentemente banale, si è manifestata attraverso l’osservazione minuziosa delle abitudini quotidiane dell’uomo.
I militari, impegnati in attività di appostamento e pedinamento, hanno dedotto che il latitante potesse aver scelto di infrangere il velo dell’occultamento per condividere un pranzo domenicale con i suoi cari, attratto dalla normalità e dalla sicurezza che derivano dalla presenza familiare.
Questa intuizione, frutto di un’analisi acuta e di una conoscenza approfondita del territorio, ha determinato la pianificazione di un’operazione di precisione.
Un’unità di circa venti Carabinieri ha composto un cordone di sicurezza attorno all’abitazione, volta a prevenire tentativi di fuga improvvise.
L’irruzione, rapida e controllata, ha permesso di ispezionare l’immobile.
Un elemento anomalo ha subito attirato l’attenzione dei militari: una tavola imbandita per sette persone, nonostante la presenza di soli sei commensali.
Questa discrepanza, apparentemente insignificante, ha suggerito la presenza di una persona nascosta, in attesa che l’attenzione si affievolisse.
La perquisizione si è estesa a ogni angolo dell’abitazione, fino a rivelare la sua ultima rifugio: un sottotetto angusto, celato dietro un ammasso di oggetti.
La scoperta è stata immediata, il latitante non ha opposto resistenza, ammettendo di fatto la sua condizione.
Ora, dovrà espiare una pena complessiva di otto anni e nove mesi, un periodo significativo che riflette la gravità delle accuse e la complessità del suo coinvolgimento in attività criminali.
L’episodio sottolinea l’importanza del lavoro di osservazione e delle capacità investigative dei Carabinieri, capaci di interpretare segnali apparentemente insignificanti per portare a termine una ricerca che si insinua nel tessuto della vita quotidiana.

