Petilia Policastro: Tentato Omicidio, Fermato Ex Collega

Un atto di violenza premeditata e visceralmente motivato ha scosso la tranquillità di Petilia Policastro, innescando un’indagine complessa che ha portato al fermo di un uomo di 57 anni, accusato di tentato omicidio.

L’episodio, consumatosi nel pomeriggio di ieri in località Foresta, si configura come un drammatico epilogo di una spirale di tensioni professionali e personali sfociate in un atto che avrebbe potuto avere conseguenze fatali.
Secondo le ricostruzioni degli investigatori dei Carabinieri, il fermato, agendo con apparente determinazione, ha teso un’imboscata all’ex collega, un uomo di 58 anni.

L’agguato è stato realizzato intercettando la vettura della vittima nei pressi di un’attività commerciale e, abilmente, affiancandola con la propria auto.

Il gesto, mirato e brutale, ha visto l’utilizzo di un fucile a canne mozze, un’arma da fuoco rubata e ancora carica, che ha colpito il finestrino posteriore del veicolo.
Fortunatamente, la vittima è rimasta illesa, evitando così un tragico esito.
L’immediata reazione dei Carabinieri, sia della Stazione locale che dell’Aliquota Operativa della Compagnia, ha visto l’attivazione di un dispositivo di ricerca meticoloso e capillare, volto a individuare e bloccare il responsabile.

L’uomo è stato rintracciato dopo circa un’ora e mezza, mentre si muoveva a piedi lungo la Strada Statale 109, tra Petilia e Roccabernarda, segno di un tentativo di fuga frettoloso e mal pianificato.

Le successive perquisizioni, condotte con scrupolo, hanno portato al ritrovamento dell’autovettura Fiat Panda utilizzata per la fuga, nascosta in un casolare isolato nelle vicinanze.
All’interno del bagagliaio, i militari hanno rinvenuto il fucile calibro 28, a canne mozze, risultato di furto, ancora carico e pronto all’uso, elemento che testimonia la premeditazione e la pericolosità dell’azione.
L’analisi dei contorni dell’evento, unitamente alla raccolta di testimonianze e elementi probatori, ha fatto emergere un movente legato a dissidi profondi e prolungati, originati dall’ambiente lavorativo e culminati con il licenziamento dell’aggressore.
Un evento, quest’ultimo, che sembra aver esacerbato le tensioni latenti, scatenando un impulso violento e irrazionale.

Il fermo di indiziato di delitto è stato disposto dal pubblico ministero Matteo Staccini, della Procura della Repubblica di Crotone, sotto la direzione del procuratore capo Domenico Guarascio, e l’indagato è stato trasferito presso la Casa Circondariale di Crotone, in attesa delle prossime fasi del procedimento giudiziario.

L’episodio solleva interrogativi importanti sulla gestione delle dinamiche lavorative, sulla prevenzione della violenza e sulle conseguenze psicologiche del licenziamento, che possono portare a gesti estremi e irreparabili.

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