Nel cuore del territorio ionico, le attività di controllo del Nucleo Forestale di San Vito sullo Ionio e dei Carabinieri Forestali di Conflenti hanno svelato una rete di pratiche illegali legate alla gestione dei rifiuti, mettendo in luce una preoccupante disattenzione per l’ambiente e la legalità.
Le indagini, scaturite da una combinazione di segnalazioni e attività di vigilanza proattiva, hanno portato alla luce una serie di irregolarità che sollevano interrogativi più ampi sulla governance dei rifiuti e sulla responsabilità di chi opera nel settore.
Nel primo caso, l’intervento del Nucleo Forestale di San Vito sullo Ionio ha portato all’identificazione e alla denuncia di due individui sorpresi a trasportare rifiuti con un veicolo privo delle necessarie autorizzazioni.
L’attività illecita non si limitava al trasporto non autorizzato, ma comprendeva anche l’abbandono di rifiuti speciali non pericolosi, una pratica che introduce elementi di complessità nella valutazione dell’impatto ambientale e nella ricostruzione della filiera di provenienza.
I documenti presentati dai responsabili, accuratamente esaminati durante gli accertamenti, si sono rivelati incongruenti rispetto alla realtà dei fatti, rivelando un tentativo di mascherare l’illecito e ostacolare le indagini.
La ricostruzione della filiera, un processo investigativo articolato e cruciale, è stata resa più complessa da questa manipolazione documentale, richiedendo un’analisi approfondita per tracciare l’origine dei rifiuti e i soggetti coinvolti.
Questo episodio evidenzia l’importanza di una verifica puntuale e incrociata dei documenti, un elemento imprescindibile per contrastare efficacemente le attività illegali nel settore della gestione dei rifiuti.
A Conflenti, invece, i Carabinieri Forestali hanno scoperto una scena ancora più allarmante: due carcasse di autovetture abbandonate in un’area particolarmente vulnerabile dal punto di vista ambientale, un terreno permeabile suscettibile a rapide infiltrazioni.
L’abbandono di veicoli fuori uso, contenitori di sostanze potenzialmente inquinanti come oli esausti, liquidi refrigeranti e batterie, rappresenta un rischio concreto per la contaminazione del suolo e delle acque sotterranee.
La sanzione amministrativa di 3.000 euro comminata ai proprietari, sebbene necessaria per punire la violazione, appare insufficiente a fronte del potenziale danno ambientale causato.
Questo episodio sottolinea la necessità di una legislazione più stringente e di controlli più efficaci per prevenire l’abbandono di veicoli fuori uso e mitigare i rischi di inquinamento.
Entrambi gli episodi, pur nella loro specificità, convergono nell’evidenziare un quadro preoccupante: la persistenza di pratiche illegali nella gestione dei rifiuti, la mancanza di consapevolezza ambientale da parte di alcuni operatori e la necessità di rafforzare la vigilanza e i controlli per tutelare l’ambiente e la salute pubblica.
L’azione del Nucleo Forestale e dei Carabinieri Forestali rappresenta una risposta importante, ma occorre un impegno più ampio e coordinato, coinvolgendo istituzioni, imprese e cittadini, per promuovere una cultura della legalità e della sostenibilità ambientale.
L’educazione, la prevenzione e l’applicazione rigorosa delle normative sono gli strumenti chiave per contrastare efficacemente queste pratiche illegali e garantire un futuro più pulito e sicuro per il territorio ionico.








