Il Tribunale di Catanzaro, nella sua Seconda Sezione Penale, ha disposto l’applicazione di sei provvedimenti di sorveglianza speciale, un intervento significativo nell’ambito della prevenzione dei reati legati alla violenza domestica e intrafamiliare.
Queste misure, accolte a seguito di istanze presentate dal questore Giuseppe Linares, derivano da complesse attività investigative condotte dalla Sezione Misure di Prevenzione della Divisione Polizia Anticrimine, testimoniando un’azione mirata e proattiva delle forze dell’ordine.
La sorveglianza speciale, strumento di prevenzione previsto dall’ordinamento giuridico italiano, si configura come un regime di controllo e limitazione della libertà personale, volto a monitorare individui ritenuti socialmente pericolosi e a contrastare il rischio di commissione di nuovi reati.
L’emissione di tali provvedimenti riflette una crescente sensibilità istituzionale verso le dinamiche di violenza intrafamiliare, spesso silenziose e difficili da interrompere.
Le misure disposte variano in durata, estendendosi da due a quattro anni, e includono, in alcuni casi, l’applicazione del braccialetto elettronico e l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza.
Queste limitazioni alla libertà personale sono giustificate dalla gravità dei comportamenti contestati e dalla necessità di garantire la sicurezza delle vittime e la tutela dell’ordine pubblico.
L’impiego del braccialetto elettronico, in particolare, rappresenta una risposta tecnologica volta a monitorare costantemente gli indagati, impedendo, in caso di violazione, la possibilità di avvicinamento alle persone tutelate.
Gli individui coinvolti, provenienti da diverse località della provincia di Catanzaro – Lamezia Terme, Catanzaro, Cenadi, Marcellinara e Sellia Marina – sono accusati di aver perpetrato gravi e reiterate condotte violente nei confronti di donne con cui avevano intrattenuto relazioni sentimentali o familiari.
Si tratta di un quadro complesso, che evidenzia come la violenza domestica possa manifestarsi in forme diverse, dall’aggressione fisica al manipolazione psicologica, dalla minaccia al controllo ossessivo.
Due delle misure di sorveglianza speciale sono state emesse nei confronti di una donna di 48 anni e di un uomo di 72 anni, accusati rispettivamente di vessazioni psicologiche e aggressioni fisiche nei confronti della figlia e del marito, e di molestie e minacce alla compagna.
Questo sottolinea come la violenza non sia un fenomeno esclusivamente maschile, ma possa essere perpetrata anche da donne nei confronti dei propri familiari, ampliando così il perimetro di intervento delle autorità.
L’azione del Tribunale, supportata dall’attività investigativa della polizia, si inserisce in un contesto più ampio di contrasto alla violenza di genere, che prevede non solo l’applicazione di misure cautelari e sanzioni penali, ma anche interventi di prevenzione, sensibilizzazione e sostegno alle vittime, con l’obiettivo di promuovere una cultura del rispetto e dell’uguaglianza.
La tempestività e la determinazione dimostrate in questo caso rappresentano un segnale importante per la comunità, volto a scoraggiare comportamenti violenti e a proteggere le persone più vulnerabili.







