L’azione della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, supportata da un’articolata indagine condotta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, ha portato alla notifica di un avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di tre individui coinvolti in una sofisticata frode fiscale legata al Superbonus edilizio.
Il caso, che coinvolge un’impresa edile lametina, solleva interrogativi sulla governance e sui controlli applicativi di un meccanismo di incentivi pubblico, pensato per stimolare la riqualificazione energetica e sismica del patrimonio edilizio nazionale.
L’indagine ha portato alla luce un’elusione sistematica delle norme che regolano l’accesso ai benefici del Superbonus.
L’impresa appaltatrice, guidata dal legale rappresentante Agostino Ruberto (45 anni), avrebbe orchestrato un piano volto a ottenere indebiti vantaggi economici, sfruttando la complessità del sistema e le possibili lacune interpretative.
Al centro della vicenda, figurano anche Francesco Costanzo (39 anni), direttore dei lavori, e Salvatore Lucchino (73 anni), amministratore del condominio oggetto della ristrutturazione, entrambi complici, secondo l’accusa, nella realizzazione e nell’occultamento della frode.
Il nucleo centrale della presunta illecita condotta risiede nella manipolazione dei tempi di esecuzione dei lavori e nella conseguente creazione di crediti d’imposta fittizi.
Nonostante l’assenza di completamento dei lavori secondo i termini previsti dalla normativa, l’impresa avrebbe percepito l’intero corrispettivo, non in denaro contante, bensì sotto forma di crediti d’imposta, coprendo così una discrepanza tra i lavori effettivamente eseguiti e i benefici economici ottenuti.
Questo meccanismo, se confermato, ha permesso all’impresa di incassare il compenso previsto per un lavoro mai pienamente realizzato, appropriandosi indebitamente di risorse pubbliche destinate alla riqualificazione del patrimonio edilizio.
L’azione della Procura si è concretizzata anche nell’emissione di un decreto di sequestro preventivo, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari di Lamezia Terme, che intercetta i crediti d’imposta inesistenti per un valore complessivo che supera il milione di euro.
Questo provvedimento, volto a tutelare il patrimonio pubblico, rappresenta un segnale forte nella lotta contro le frodi fiscali e sottolinea l’importanza di un controllo rigoroso nell’erogazione dei benefici derivanti da incentivi statali.
Il caso solleva, inoltre, questioni di rilevanza più ampia, riguardanti la necessità di una revisione dei meccanismi di controllo e di vigilanza relativi al Superbonus, al fine di prevenire abusi e garantire la destinazione corretta delle risorse pubbliche.
La vicenda evidenzia come la complessità normativa e la genericità di alcune disposizioni possano essere sfruttate da soggetti disonesti per perpetrare frodi di considerevole entità, con conseguenze negative per l’intera collettività.
La Procura, con questa iniziativa, mira a ristabilire la legalità e a garantire che gli incentivi pubblici siano utilizzati in modo trasparente e responsabile, a beneficio del paese.







