A Corigliano-Rossano, un atto di profondo irrispetto ha colpito il parco intitolato a Fabiana Luzzi, giovane vittima di una brutalità che ancora oggi risuona nella comunità.
La panchina rossa, simbolo tangibile della lotta contro la violenza di genere e memoria vivente di Fabiana, è stata vandalizzata, con due listelli divelti e la scarpetta rossa, elemento iconico e commovente, gettata a terra con deliberata disattenzione.
Questo gesto, ben più di un semplice atto di vandalismo, rappresenta una ferita aperta nella coscienza collettiva, una macchia indelebile sulla memoria di Fabiana e un’offesa a tutte le donne che hanno subito violenza.
Il parco, luogo di riflessione e speranza, si trasforma, per un istante, in un teatro di dolore e rabbia.
Il padre di Fabiana, Mario Luzzi, con la voce intrisa di sofferenza e amarezza, ha espresso il suo sgomento, sottolineando l’inaccettabilità di un gesto che offende la dignità della figlia e la dedizione con cui la comunità ha voluto onorare la sua memoria.
La sua riflessione si estende oltre l’atto concreto, denunciando una pericolosa tendenza alla minimizzazione e alla comprensione acritica nei confronti di chi perpetra atti di violenza.
Luzzi esprime la convinzione che questa compiacenza, questa apparente clemenza, contribuisca al degrado morale e sociale, alimentando un clima di impunità che incoraggia comportamenti devianti e ripropone cicli di violenza.
La panchina rossa, nata come segno di denuncia e di speranza, si erge ora come monito.
Un monito per la società, affinché non si lasci anestetizzare dalla banalizzazione della violenza e persegua con fermezza ogni forma di aggressione, sia fisica che psicologica.
È necessario un impegno collettivo per promuovere una cultura del rispetto, dell’empatia e della responsabilità, educando le nuove generazioni a riconoscere e contrastare ogni manifestazione di iniquità e prepotenza.
Il silenzio, la passività, l’indulgenza sono complici di questa spirale di violenza.
Solo un cambiamento radicale nella mentalità e nei comportamenti potrà spezzare questo ciclo e garantire un futuro in cui Fabiana Luzzi e tutte le donne possano vivere in sicurezza e dignità.
La sua memoria, più che mai, deve essere una fiamma che illumina il cammino verso un mondo più giusto ed equo.






