Il ritorno a casa di un patrimonio perduto: dodici reperti archeologici, tra cui un cratere apulo di eccezionale valore risalente al IV secolo a.
C.
, sono stati ufficialmente restituiti al Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, coronando un’operazione complessa e articolata condotta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia.
Questa restituzione non è semplicemente un atto formale, ma segna un momento significativo nella salvaguardia del nostro inestimabile retaggio storico e artistico, e testimonia l’impegno costante delle istituzioni nella lotta al traffico illecito di beni culturali.
Durante la conferenza stampa tenutasi a Palazzo Ducale, il direttore dei Musei Nazionali calabresi, Fabrizio Sudano, ha sottolineato il legame intrinseco tra Vibo Valentia e le attività di recupero condotte dai Carabinieri, evidenziando come la regione rappresenti un punto nevralgico per la tutela del patrimonio culturale.
Il direttore del museo vibonese, Michele Mazza, ha espresso particolare entusiasmo per l’arrivo del cratere apulo, che diventerà fulcro di un progetto museale dedicato alla conservazione e valorizzazione dei reperti provenienti da attività illecite.
La sua bellezza e rarità sono amplificate dalla scoperta, grazie ad analisi accurate del restauratore, che il cratere fosse già stato oggetto di un intervento di restauro nel IV secolo a.
C.
, suggerendo un’apprezzamento precoce e una possibile destinazione a una figura di spicco dell’epoca, o semplicemente la consapevolezza della sua intrinseca magnificenza.
L’operazione si inserisce in un contesto più ampio: nel 2025, il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale ha già recuperato quattro importanti collezioni di reperti archeologici.
Il comandante del Tpc di Venezia, Emanuele Meleleo, ha dettagliato come la scoperta sia derivata da un’accurata ispezione dei palazzi storici veneziani soggetti a interventi di restauro, rivelando la natura illecita della loro detenzione.
L’attività di indagine, protrattasi fino a dicembre 2024 con perquisizioni a Venezia e Torino, ha permesso di individuare i responsabili e recuperare i beni, che sono stati successivamente dissequestrati grazie a un decreto dell’autorità giudiziaria.
Il Ministero della Cultura ha quindi deciso di conferire al Museo Archeologico di Vibo Valentia il compito di valorizzare questi reperti, promuovendo una narrazione che coniughi la denuncia del traffico illecito con la celebrazione della ricchezza del nostro patrimonio.
La collaborazione tra diverse istituzioni, dalla Soprintendenza Abap di Venezia e Torino ai Musei Reali di Torino, e il supporto dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia, hanno reso possibile il successo di questa complessa operazione, sottolineando l’importanza di un approccio sinergico e multidisciplinare nella tutela del patrimonio culturale.
La restituzione rappresenta non solo la riconsegna di opere d’arte, ma anche il riaffiorare di una memoria storica, un tassello fondamentale per ricostruire il mosaico della nostra identità culturale.

