Povertà in EU: Calabria al Top, Disparità Territoriali Preoccupanti

Nel panorama socioeconomico dell’Unione Europea del 2024, emerge un quadro complesso e persistente, con un tasso di rischio di povertà che si attesta al 16,2% della popolazione totale, pari a circa 72,1 milioni di individui.
Questa cifra, in linea con i dati dell’anno precedente, evidenzia una stabilità preoccupante in termini di vulnerabilità economica diffusa.
Tuttavia, la situazione assume sfumature regionali drammaticamente disomogenee, dipingendo un mosaico di disparità che interroga i modelli di sviluppo e le politiche di inclusione sociale.

L’analisi dei dati Eurostat rivela come alcune regioni italiane si collochino in posizioni di particolare disagio.
La Calabria, con un incidenza del 37,2% di popolazione a rischio povertà, si distingue come una delle aree più vulnerabili dell’Unione, superata solo dalla Guyana francese e dalla città spagnola di Melilla.
Questo dato non è un mero numero statistico, ma riflette una combinazione di fattori strutturali: carenza di infrastrutture, difficoltà di accesso al mercato del lavoro, spopolamento, e una storia di marginalizzazione che si tramanda di generazione in generazione.
A seguire la Calabria, nel contesto italiano, si collocano Campania e Sicilia, anch’esse gravate da tassi di rischio povertà significativamente superiori alla media nazionale.
La persistenza di queste disparità territoriali impone una riflessione critica sulla capacità del sistema di welfare di garantire pari opportunità e di contrastare efficacemente le dinamiche di esclusione sociale.

Il divario tra le regioni più virtuose e quelle di ultima fascia è particolarmente evidente se si confrontano i dati calabresi con quelli del Trentino-Alto Adige, provincia autonoma che si distingue per la sua resilienza economica e per i bassi livelli di povertà registrati, con un tasso del 5,9%.
Questo dato, in linea con il contesto europeo, colloca il Trentino-Alto Adige tra le regioni più prospere, superata solo da alcune aree della Romania e del Belgio.
L’analisi complessiva non può prescindere da una valutazione delle cause profonde di questa stratificazione socioeconomica.
La debolezza del tessuto produttivo in alcune aree, la precarietà dei rapporti di lavoro, la scarsa offerta di servizi di qualità, l’inadeguatezza del sistema educativo e la limitata mobilità sociale sono tutti elementi che contribuiscono a perpetuare il rischio di povertà.
Inoltre, l’impatto delle crisi economiche globali, come la pandemia di COVID-19 e l’aumento dei costi energetici, ha esacerbato le vulnerabilità preesistenti, spingendo un numero crescente di persone verso la soglia della povertà.

Le politiche attuate a livello europeo e nazionale devono essere orientate a promuovere una crescita inclusiva, che favorisca la creazione di posti di lavoro stabili e ben retribuiti, investa nell’istruzione e nella formazione professionale, rafforzi il sistema di welfare e garantisca l’accesso a servizi essenziali per tutti i cittadini.
Solo un approccio integrato e multidimensionale potrà affrontare le sfide poste dalla persistenza del rischio di povertà e promuovere una società più equa e solidale.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap