Ogni alba sussurra una domanda angosciante: cosa nutre l’anima di una nazione che sembra aver voltato le spalle a uno dei suoi figli? Questa è l’eco che Armanda Colusso Trentini, madre del cooperante Alberto, riversa nel mondo con un appello disperato, un lamento che si materializza in un messaggio vocale, fragile ma potente, trasmesso attraverso le onde di Rai Radio 3.
Alberto, imprigionato in Venezuela dal 15 novembre 2024, è diventato simbolo di una questione complessa che intreccia diritti umani, diplomazia internazionale e responsabilità statale.
Tredici mesi di detenzione hanno scavato solchi profondi nel cuore della madre, proiettandola in un limbo di incertezza e angoscia.
Non è solo la lontananza fisica a tormentarla, ma l’assenza di risposte, l’incognita sul destino del figlio, la sensazione di essere abbandonati.
L’appello di Armanda Colusso Trentini trascende la dimensione personale per diventare una supplica collettiva.
Non è solo un desiderio di riabbracciare Alberto, ma un monito rivolto all’Italia, un’esortazione a intervenire con determinazione.
Si invoca un’azione governativa incisiva, una pressione diplomatica mirata a garantire il rilascio del cooperante e a fare luce sulle circostanze della sua detenzione.
La vicenda di Alberto solleva interrogativi profondi sulla funzione della cooperazione internazionale e sulla protezione dei cittadini italiani all’estero.
Cosa significa essere cittadini di una nazione che promuove valori di solidarietà e sviluppo, ma che sembra esitante nel proteggere i propri? La storia di Alberto Colusso Trentini è un test per la coscienza nazionale, un banco di prova per la capacità dell’Italia di sostenere i propri figli, ovunque si trovino, di fronte a difficoltà e ingiustizie.
Il tempo, in queste situazioni, si rivela un nemico spietato, un acceleratore di sofferenza.
Ogni giorno di prigionia è un fardello insostenibile, una ferita che si riapre, un’agonia prolungata.
La speranza, come un filo sottile, continua a sostenere Armanda e la sua famiglia, alimentata dall’eco dei loro appelli e dalla solidarietà di chi si unisce a loro nella richiesta di giustizia e di ritorno a casa.






