La Procura della Repubblica di Matera ha formalmente archiviato, con decisione che riafferma la precedente, la richiesta di revisione del caso Orioli-Andreotta, avanzata dalla madre di Luca, Olimpia Margherita Fuina, attraverso il suo legale, l’avvocato Antonio Fiumefreddo.
La richiesta, presentata il 26 novembre, si fondava su un presupposto cruciale e intrinsecamente valido: l’evoluzione esponenziale delle scienze forensi, in particolare nel campo delle analisi residue e dei tracciati biologici, offre oggi capacità investigative profondamente diverse da quelle disponibili nel 1988, data in cui i due giovani, Luca Orioli e Marirosa Andreotta, furono rinvenuti senza vita nella villetta di lei a Policoro.
La decisione, seppur attesa, rappresenta una frustrante battuta d’arresto per la famiglia Orioli, che sperava in un’ulteriore approfondimento delle indagini grazie all’applicazione di metodologie all’avanguardia.
Le nuove tecnologie forensi, come la spettrometria di massa tandem (MS/MS) per l’analisi di tracce micro-contaminate, l’analisi del DNA antico (aDNA) applicata a tessuti degradati e l’impiego di tecniche di imaging avanzate per l’identificazione di tracce biologiche invisibili ad occhio nudo, offrono la possibilità di estrarre informazioni preziose da reperti, come gli indumenti e gli oggetti rinvenuti sulla scena del crimine, che in passato erano considerati privi di valore investigativo.
Il caso Orioli-Andreotta, avvolto nel mistero per decenni, ha visto diverse indagini preliminari e processi, tutti conclusi senza un’accertamento definitivo delle responsabilità.
La complessità della vicenda risiede non solo nelle circostanze della scoperta – due giovani apparentemente sani trovati senza segni evidenti di violenza – ma anche nelle incongruenze che sono emerse nel corso degli anni, alimentando dubbi e speculazioni.
La decisione della Procura evidenzia, implicitamente, una valutazione negativa sull’effettiva capacità delle nuove tecnologie di apportare elementi di fatto nuovi e rilevanti per la ricostruzione della dinamica dei fatti.
Tuttavia, il progresso scientifico è inarrestabile e le potenzialità delle nuove tecniche forensi rimangono intrinsecamente valide.
L’impossibilità di una riapertura non esclude che future scoperte o interpretazioni, derivanti da ulteriori sviluppi scientifici, possano in futuro ravvivare l’interesse investigativo verso questo tragico evento, aprendo la possibilità di una nuova luce sulle circostanze della morte di Luca Orioli e Marirosa Andreotta.
Il caso, seppur chiuso, rimane un monito sull’importanza di un costante aggiornamento delle competenze investigative e sulla necessità di non precludere a priori l’impiego di strumenti scientifici innovativi nella ricerca della verità.





