L’arresto di un giovane padovano, ventisettenne e precedentemente impiegato come babysitter, ha scosso la comunità e sollevato profonde preoccupazioni riguardo alla diffusione di materiale pedopornografico online e alla sicurezza dei minori.
L’inchiesta, avviata dalla Procura di Venezia e condotta dalla squadra Mobile di Padova, ha portato a un intervento mirato che ha rivelato una quantità sconcertante di immagini e video a sfondo sessuale con minori, alcune dei quali autoprodotte.
La perquisizione domiciliare ha permesso di sequestrare due telefoni cellulari e due computer, dispositivi che hanno restituito un archivio digitale di natura abominevole.
Le prime analisi forensi hanno evidenziato la presenza di migliaia di file, tra foto e video, che documentano crimini efferati.
Gran parte del materiale, verosimilmente, è stato scaricato da internet nel corso dei mesi, ma una porzione significativa, e particolarmente inquietante, risulta essere stata realizzata direttamente dall’indagato.
In queste produzioni autoprodotte, il giovane compare egli stesso, perpetrando atti sessuali espliciti con bambini di età anche inferiore ai sei anni, creando un quadro di abuso di fiducia e di manipolazione particolarmente ripugnante.
Le indagini preliminari suggeriscono che l’attività predatoria non si sarebbe limitata al periodo immediatamente antecedente all’arresto, ma si protrarrebbe almeno dal 2019, anno in cui il giovane avrebbe iniziato a offrire i suoi servizi di babysitter occasionalmente.
La pubblicità di questi servizi avveniva attraverso annunci online e su quotidiani locali, ampliando potenzialmente la sua rete di possibili vittime e rendendo più complesso il tracciamento completo della sua attività criminale.
Attualmente, il ventisettenne si trova in custodia cautelare, in attesa della convalida dell’arresto e dell’applicazione di una misura cautelare più stringente.
La Polizia di Stato ha avviato un’approfondita analisi dei dispositivi sequestrati, con l’obiettivo primario di ricostruire la cronologia degli eventi, identificare i canali di distribuzione del materiale pedopornografico e, soprattutto, accertare l’identità di tutte le vittime coinvolte.
L’enormità del caso impone un’indagine meticolosa e un’attenzione costante alla protezione dei minori, in un contesto in cui l’abuso di fiducia e la violazione dei diritti fondamentali rappresentano una minaccia sempre più diffusa e insidiosa.
L’accusa dovrà provare la responsabilità del giovane e ricostruire la dinamica degli abusi, anche con l’ausilio di consulenti tecnici specializzati in psicologia infantile e criminologia.
La vicenda sottolinea l’urgenza di rafforzare le misure di prevenzione e di sensibilizzazione rivolte ai genitori e agli educatori, nonché di promuovere una cultura della responsabilità e del rispetto dei diritti dei bambini.







