A trentacinque anni dalla conclusione del processo contro i cosiddetti Savi, l’ombra della Banda della Uno Bianca persiste, avvolgendo un intricato intreccio di violenza e depistaggio che ancora oggi fatica a emergere completamente.
I familiari dei carabinieri caduti nella strage del Pilastro, con una dichiarazione in occasione di questo significativo anniversario, ribadiscono un’urgente necessità: una piena luce sulla vicenda, al di là delle ricostruzioni ufficiali e delle sentenze definitive.
La strage, che il 22 dicembre 1980 costò la vita a cinque carabinieri e provocò un numero elevato di feriti, non fu un semplice episodio di criminalità diffusa.
La ferocia e la sistematicità degli atti, il numero elevato di vittime e feriti – un bilancio che si aggira a 24 morti e 102 feriti – suggeriscono un coinvolgimento più ampio e complesso, che si estende, secondo le accuse e i sospetti che persistono, all’interno delle istituzioni stesse.
La questione non è meramente storica, ma etica e giuridica.
L’opacità che ancora circonda la vicenda alimenta il dubbio sulla reale responsabilità dei mandanti e sulla possibilità che elementi cruciali siano stati deliberatamente occultati o manipolati.
I depistaggi, in particolare, rappresentano una ferita profonda nel tessuto della giustizia, insinuando il sospetto che la verità sia stata sacrificata a interessi superiori, forse legati alla protezione di figure influenti o alla salvaguardia di equilibri politici precari.
L’indagine sui Savi, pur avendo portato a delle condanne, non ha esaurito le inchieste.
La difficoltà di ricostruire un quadro completo, la complessità delle relazioni tra criminalità organizzata, ambienti politici e servizi segreti, hanno reso arduo stabilire con certezza i collegamenti e i moventi alla base di una violenza così brutale.
La richiesta dei familiari dei carabinieri uccisi non è solo un appello alla memoria, ma un imperativo per il presente.
È un monito a non dimenticare, a non accettare facili spiegazioni e a continuare a ricercare la verità, con rigore e determinazione.
La piena ricostruzione della vicenda della Banda della Uno Bianca è un dovere verso le vittime, verso le loro famiglie e verso l’intera società, affinché possa comprendere appieno le dinamiche oscure che hanno segnato la storia del nostro paese e che, in ultima analisi, costituiscono una minaccia per i valori di legalità, giustizia e trasparenza.
Solo attraverso un’indagine approfondita e imparziale sarà possibile sanare le ferite del passato e ripristinare la fiducia nelle istituzioni.






