Il dibattito attorno alla ‘pista nera’ nella strage di Capaci, uno dei capitoli più oscuri e complessi della storia giudiziaria italiana, si riaccende con forza.
Un ricorso in Cassazione, presentato dalla Procura di Caltanissetta, contesta la decisione della giudice per le indagini preliminari Grazia Luparello, che ha nuovamente respinto la richiesta di archiviazione dell’inchiesta.
La vicenda, emersa inizialmente attraverso un servizio di Rai Report e confermata da fonti giudiziarie, solleva interrogativi profondi sulla gestione e l’evoluzione delle indagini relative alla strage che nel 1992 strappò alla vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
La “pista nera”, teorizzata fin dall’inizio, suggeriva un coinvolgimento di forze esterne alla mafia siciliana, una committenza occulta che avrebbe orchestrato l’attentato come parte di un disegno più ampio, forse legato a dinamiche politiche, economiche o internazionali.
La sua persistente inesplorazione, nonostante gli anni trascorsi, è motivo di frustrazione per i familiari delle vittime e per molti operatori della giustizia.
L’audizione del procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore De Luca, in Commissione antimafia, ha offerto spunti significativi.
La sua affermazione, definendo la “pista nera” come “tagliata”, pur destando preoccupazione, è stata immediatamente mitigata dalla precisa indicazione che diverse linee di indagine restano aperte.
Questa ambiguità suggerisce una strategia di cautela, forse legata alla necessità di preservare segreti in merito a sviluppi investigativi ancora in corso.
Il ricorso in Cassazione rappresenta un tentativo di superare un ostacolo procedurale, ma anche di ravvivare un’attenzione che rischiava di affievolirsi.
La vicenda pone interrogativi cruciali sull’autonomia e l’efficacia della magistratura, sulla trasparenza delle indagini e, soprattutto, sulla possibilità di fare piena luce su una tragedia che ha segnato profondamente la coscienza nazionale.
L’inchiesta, anche in questa fase, è intrinsecamente complessa.
Richiede un’analisi spietata dei fatti, un coraggio investigativo che sappia scardinare ogni muro di omertà e una determinazione incrollabile nel perseguire la verità, qualunque essa sia.
La speranza è che il ricorso in Cassazione possa innescare una nuova fase di indagini, offrendo finalmente alle famiglie delle vittime e all’intera comunità italiana la possibilità di comprendere appieno le responsabilità che si celano dietro la strage di Capaci.
L’eredità di Falcone e Morvillo, la memoria dei tre agenti della scorta, esigono che ogni pietra venga girata, che ogni pista, anche la più oscura, venga scrupolosamente seguita fino in fondo.





