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Elia Del Grande rintracciato: una fuga denuncia il fallimento del sistema.

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La vicenda di Elia Del Grande, sfuggito alla sorveglianza del regime di libertà vigilata, si è conclusa con la sua localizzazione a Cadrezzate, in provincia di Varese, dopo un’odissea durata settimane.
L’uomo, 49 anni, si era sottratto alle restrizioni imposte dalla struttura di Castelfranco Emilia (Modena) il 30 ottobre, interrompendo un percorso di reinserimento sociale costellato da ben quarant’episodi di inottemperanza alle prescrizioni.
La decisione di fuggire, come egli stesso ha esplicitato in una missiva divulgata a Varesenews, non è stata una scelta arbitraria, bensì l’espressione di una profonda disillusione nei confronti del sistema di accoglienza previsto per persone con problematiche psichiatriche e un percorso di giustizia penale complesso.
Del Grande ha messo in luce una criticità strutturale e profonda: l’inadeguatezza delle cosiddette “case famiglia”, che non sono altro che una riproposizione, seppur in forma mutata, degli obsoleti OPG – ospedali psichiatrici giudiziari.
Queste strutture, ereditate da un modello di cura oggi universalmente riconosciuto come inefficace e disumano, si rivelano insufficienti a garantire un supporto adeguato a persone come lui, necessarie di un percorso di riabilitazione personalizzato e mirato.

L’uomo ha implicitamente denunciato la mancanza di risorse umane specializzate, di programmi terapeutici innovativi e di una reale attenzione alle peculiarità individuali, elementi imprescindibili per favorire un effettivo reinserimento nella società.
La sua fuga solleva interrogativi cruciali sulla gestione della libertà vigilata e sulla capacità del sistema giudiziario di affrontare le complesse dinamiche che ruotano attorno alla salute mentale e alla responsabilità penale.

La decisione di sottrarsi alla sorveglianza, per quanto inammissibile sul piano formale, può essere interpretata come un disperato tentativo di segnalare un fallimento del sistema, una richiesta silenziosa di un approccio più umano e personalizzato.
La sua localizzazione, frutto di un’operazione congiunta dei Carabinieri di Varese, Modena e del ROS, pone fine alla fase di evasione, ma non cancella la necessità di una riflessione approfondita sulle cause che l’hanno generata, con l’obiettivo di evitare che simili situazioni si ripetano in futuro.
La vicenda, pur nella sua tragicità, rappresenta un campanello d’allarme per il sistema, invitando a ripensare i modelli di accoglienza e di trattamento per persone con disturbi psichiatrici in conflitto con la legge, promuovendo una giustizia più riparatrice e orientata al benessere sociale.
La proprietà che Del Grande possiede a Cadrezzate è un dettaglio che, nel contesto più ampio, evidenzia la complessità delle sue radici e delle sue connessioni con il territorio, elementi che dovrebbero essere considerati in un approccio olistico alla sua riabilitazione.

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