Ex Ilva, occupazione e corteo: la rabbia dei lavoratori a Genova.

- Advertisement -

La tensione si è materializzata in un’assemblea convocata frettolosamente dai lavoratori dell’ex Ilva a Genova, un crogiolo di frustrazione e incertezza che ha sfociato in un’azione di occupazione dello stabilimento e di blocco delle vie di comunicazione.

Questa risposta concreta, immediata, nasce da un malessere profondo, alimentato dal fermo definitivo degli impianti del nord e dall’annuncio di un piano di attuazione della cassa integrazione straordinaria che neppure la speranza di un futuro lavorativo sembra poter contrastare.

L’occupazione, e il successivo corteo, non sono semplici gesti di protesta, ma l’espressione di una rabbia radicata, figlia di anni di promesse disattese e di un piano industriale che, a detta dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, si rivela un mero strumento di progressiva dismissione.
La marcia, con i mezzi di trasporto dei lavoratori, ha preso la direzione della stazione ferroviaria di Genova Cornigliano, dove è stato indetto un presidio prolungato, un atto di resistenza simbolica e un appello disperato all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni.

La posta in gioco è drammatica: mille posti di lavoro a Genova, un tessuto sociale fragile e vulnerabile, rischiano di essere completamente smantellato.

Questo numero non è solo una cifra statistica, ma rappresenta mille storie individuali, mille famiglie, mille competenze e esperienze che corrono il rischio di essere disperse, di essere perdute per sempre.
Oltre alla perdita diretta di occupazione, l’intera filiera industriale legata all’acciaieria è a rischio, con ripercussioni negative su una vasta area del territorio ligure e nazionale.
La chiusura degli impianti del nord, apparentemente giustificata da ragioni di sostenibilità ambientale e di ristrutturazione industriale, si traduce, per i lavoratori, in una spirale di incertezza e di precarietà.
La mobilitazione non si limita a una richiesta di salvaguardia dei posti di lavoro esistenti.
È un appello a un ripensamento radicale del modello industriale, a una transizione ecologica che non si configuri come un mero strumento di delocalizzazione e di impoverimento del territorio.

È una richiesta di investimenti in tecnologie innovative, di politiche di riconversione professionale, di un nuovo patto tra imprese, istituzioni e lavoratori, un patto che metta al centro la tutela dell’occupazione e lo sviluppo sostenibile.
Il presidio ad oltranza a Genova Cornigliano è un atto di resilienza, un grido di speranza, una sfida a un futuro che, altrimenti, rischia di essere senza prospettive.
La lotta dei lavoratori dell’ex Ilva non è solo una lotta per il loro futuro, ma una battaglia per la dignità del lavoro e per la tenuta sociale di un’intera comunità.

- pubblicità -
- Pubblicità -