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Cronaca

Famiglia nel bosco, Palmieri (Inpef): "Su Catherine realtà alterata, ingiusto biasimare scelta di accogliere sua testimonianza"

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Famiglia nel bosco, mamma Catherine trova lavoro come docente a Roma: il corso sull''Intelligenza naturale'

"La notizia 'C.B. insegna pedagogia con una retribuzione lauta' è una vera e propria alterazione della realtà, forse dovuta ad una maldestra ricerca di una sintesi affrettata, ma con il pericolo che la cavalchi con acrimonia e malignità chi vorrebbe che si procedesse per modelli predeterminati e conformi all'opinione dei molti. La nostra scelta è diversa, è quella del pluralismo e del multiculturalismo: si dà voce a tutti; si acquisiscono le esperienze; sulle esperienze si riflette con libertà di valutazione e di critica, ma non si giudicano le persone in base a parametri di 'normalità' o 'diversità'". Così, in una nota, Vincenza Palmieri, presidente dell'Inpef, l'istituto nazionale di pedagogia familiare per il quale Catherine Birmingham, la mamma della cosiddetta 'famiglia nel bosco', dovrebbe tenere un corso sull''Intelligenza naturale'. 

Commentando le notizie circolate dopo la notizia della decisione di affidare un corso a Catherine, la presidente Palmieri scrive: "Il male del secolo non è la noia, ma l'alterazione. Di fronte alla comunicazione che corre veloce, occorre resistere alla tentazione di cercare sintesi improprie, efficaci come slogan ma nemiche della riflessione e della ponderazione sulla correttezza e attendibilità delle fonti". Si tratta, prosegue, del "problema che ci poniamo quando sentiamo l'esigenza di filtrare le cosiddette 'fake news' e, prima ancora, della questione di stabilire fino a che punto la riflessione umana, che non è fatta solo di intelletto ma anche di sensibilità e di solidarietà, possa essere sostituita o anche solo oscurata dall’accumulo di dati indiscriminati, in cui potrebbe risolversi un uso inappropriato dell'intelligenza artificiale. Il tema - sottolinea - è grande e sta impegnando istituzioni e personalità del più alto livello, a cominciare dal Pontefice".  

Proprio in quest'ottica, spiega, "è nato un progetto antropologico e culturale, curato dall'Istituto nazionale di pedagogia familiare. Un corso di alta formazione culturale, aperto a tutti, in cui si rifletterà sul tema, diventato centrale, di come debba essere intesa l'intelligenza artificiale". E aggiunge: "Presiedere l'Inpef è il passo di un percorso che viene da un'esperienza antica, partita anche con l'insegnamento nelle scuole serali, quelle dell'inclusione, quelle che si svolgevano casa per casa, persona per persona, lavoratore per lavoratore; quelle che ponevano al centro un dialogo ed uno scambio di esperienze, prima ancora che una nozione da mandare a memoria o una regola grammaticale da applicare. Ecco perché da sempre l'Inpef cerca di coniugare due esigenze: chi vi svolge attività di docenza deve essere un esperto della materia trattata, titolato sul piano accademico, professionale, didattico e istituzionale. Ma all'attività dei docenti viene talvolta affiancata la raccolta di testimonianze e di voci della società civile, con apertura pluralista anche - e forse soprattutto - a chi è considerato diverso, 'non conforme', particolare: così che sulla proposta anche di una minoranza (o addirittura di un singolo) si possa riflettere come sulla scienza acquisita nei programmi di docenza". 

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Nel corso di decenni di attività dell'Istituto, avverte la presidente, "in centinaia sono stati chiamati a portare testimonianza della propria esperienza: su scelte relazionali, professionali, familiari, culturali. A tutti è stata data voce, senza guardare né, da un lato, alla fama già acquisita; né, dall’altro lato, a nomee di diversità o di 'anormalità'. E con tutti si è dialogato: italiani e stranieri; cristiani e non cristiani; religiosi e atei o appartenenti a confessioni altre, anche spesso additate, in modo malizioso e disinformato. A tutti si è prestato ascolto; a nessuno si è consentito di ergersi a maestro o portavoce di una verità non criticabile". Ed è in questo contesto che, "nell'ambito della riflessione sui modelli dell'intelligenza 'naturale' e 'artificiale' è sorta spontanea - forse addirittura scontata - l'esigenza di acquisire la testimonianza di chi, come la signora C. B., non ha rinnegato una scelta di vita improntata al contatto diretto tra gli esseri umani e con la natura, allo scambio affettivo e relazionale nella natura, ma senza chiusure all'evoluzione possibile".  

Proprio per questo, "non è condivisibile che la scelta di accogliere ed ascoltare questa testimonianza venga biasimata in ragione del fatto che si dia voce a chi è percepito come 'diverso' o 'superato' o anche solo 'non conforme' ad un modello sociale condiviso dai più o praticato in modo statisticamente maggioritario". E "non è giusto, inoltre, procedere per approssimazione e per 'alterazione', fino a dire che la raccolta di quella testimonianza sia un inappropriato incarico di docenza". Del resto, "chi testimonia la propria esperienza non si pone in cattedra; tantomeno lo pone in cattedra l'Inpef, che cattedre non gestisce (e che si limita, piuttosto, in onestà e trasparenza, a riconoscere un minimo rimborso di spesa a chi si presta a trasmettere la propria esperienza a chi voglia farne argomento di seria riflessione)". E "men che mai si assegna, sulla base della condivisione di una scelta individuale, un incarico di docenza pedagogica".  

"L'Inpef - conclude la presidente Palmieri - non impartisce lezioni di pedagogia e il pedagogista familiare è figura professionale del tutto diversa e autonoma rispetto al pedagogista: il primo è lo scienziato delle relazioni e dei diritti della famiglia e nella famiglia; il secondo è lo scienziato dell’insegnamento e dell’educazione. Tra le due figure è possibile e proficua la collaborazione, non certo la confusione". 

Fonte: Adnkronos
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