Un punto di svolta nella gestione dell’inclusione scolastica italiana vede ora le famiglie di studenti con disabilità assumere un ruolo attivo nella designazione del docente di sostegno. Questa novità, sancita dal decreto che disciplina la continuità didattica dei docenti, introduce un’innovazione significativa nel panorama dell’istruzione speciale, garantendo alle famiglie la possibilità di esprimere un’opinione vincolante sulla scelta del professionista che affiancherà il proprio figlio durante il percorso scolastico.Il tentativo di sospensione di questa disposizione, presentato al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio da parte dei sindacati Flc Cgil e Gilda, si è rivelato infruttuoso. Il TAR, in una decisione cautelare, ha respinto il ricorso, riconoscendo la legittimità dell’intervento delle famiglie nel processo decisionale.Questa sentenza solleva questioni complesse e merita un’analisi approfondita. Tradizionalmente, la nomina dei docenti di sostegno è stata appannaggio esclusivo della dirigenza scolastica, spesso in collaborazione con il team di supporto all’inclusione. L’introduzione del parere delle famiglie, sebbene potenzialmente positiva, innesca una serie di interrogativi sulla sua effettiva implementazione e sui possibili impatti.Da un lato, la partecipazione delle famiglie rappresenta un riconoscimento del loro ruolo cruciale nel percorso educativo dei figli. Queste, infatti, possiedono una conoscenza approfondita delle esigenze specifiche dello studente, delle sue difficoltà e dei suoi punti di forza. La possibilità di esprimere un parere vincolante consente loro di avere voce in capitolo nella scelta del docente più adatto a supportare lo studente, contribuendo a garantire un’istruzione personalizzata e di qualità.Dall’altro lato, sorgono preoccupazioni riguardo al rischio di scelte influenzate da fattori soggettivi o emotivi, piuttosto che da criteri oggettivi di competenza e professionalità. Si teme, inoltre, che questa novità possa generare conflitti tra famiglie, con ripercussioni negative sull’armonia del contesto scolastico.È fondamentale, dunque, che l’implementazione di questa disposizione sia accompagnata da un’adeguata formazione per le famiglie, affinché siano in grado di esprimere un parere informato e costruttivo. È altrettanto importante che le scuole definiscano protocolli chiari e trasparenti per la raccolta e la valutazione dei pareri familiari, al fine di evitare discriminazioni e garantire l’equità del processo.La decisione del TAR del Lazio apre un dibattito importante sul futuro dell’inclusione scolastica e sulla necessità di trovare un equilibrio tra i diritti delle famiglie, la professionalità dei docenti e l’autonomia delle istituzioni scolastiche. L’obiettivo primario deve rimanere quello di garantire il diritto allo studio e all’inclusione di tutti gli studenti, nel rispetto delle loro diversità e delle loro esigenze specifiche. Un dialogo aperto e costruttivo tra tutte le parti coinvolte – famiglie, scuole, sindacati e istituzioni – sarà cruciale per affrontare le sfide che questa novità comporta e per costruire un sistema scolastico più inclusivo ed equo.