Con la scomparsa di Franco Lanzarini, a ottantotto anni, si assottiglia ulteriormente il filo che ci lega al tragico passato di Marzabotto.
La sua morte, come riportano le cronache locali, rappresenta una perdita per la comunità bolognese e un vuoto nella memoria collettiva di un evento che ha segnato indelebilmente la storia italiana.
Lanzarini, originario di Castelfranco Emilia, fu uno dei pochi testimoni oculari a sfuggire per ben tre volte alla furia nazifascista durante l’eccidio del 1944, un evento che lo ha segnato profondamente e che ha plasmato l’intera sua esistenza.
La sua vita, costellata di impegno politico e sindacale, fu dedicata alla testimonianza e alla promozione di una cultura della pace.
Ricoprì anche incarichi di responsabilità civica, culminati nella carica di vicesindaco, ma la sua vera missione fu quella di trasmettere alle nuove generazioni la gravità di quanto vissuto, affinché simili atrocità non si ripetessero.
I suoi racconti, vividi e intensi, restituivano l’orrore di quei giorni, la paura di un bambino costretto a confrontarsi con la morte e la violenza.
Ricordava il rifugio, l’ultima barriera contro l’incalzare dei nazisti, e la drammatica scena dello schieramento davanti al plotone d’esecuzione, un’esperienza che lo ha marchiato per sempre.
La sua ultima apparizione pubblica, durante le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della strage, fu un momento di profonda commozione, sigillato dalla stretta di mano al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un gesto simbolico di riconoscimento e di speranza per il futuro.
La Scuola di Pace di Monte Sole, di cui fu anima e ispiratore, lo ha commemorato con un messaggio commovente sui social media, sottolineando l’importanza del suo contributo e la sua figura poliedrica: padre, nonno, politico, sindacalista, e soprattutto, testimone di una storia che non doveva essere dimenticata.
Ricordano i capelli bianchi, comparsi in età precoce, manifestazioni tangibili del trauma infantile e della paura dilagante.
Le inferriate che aveva fatto installare per proteggere la scuola, i piccoli gesti quotidiani come la preparazione dell’uovo sodo, diventano simboli di un insegnamento che va oltre le parole, un modo di essere che ha plasmato l’identità della comunità di Monte Sole.
La scomparsa di Franco Lanzarini non è solo la fine di una vita, ma la perdita di un custode della memoria, un punto di riferimento per chi crede in un futuro di pace e giustizia.
La sua eredità, tuttavia, continua a vivere nei racconti dei sopravvissuti, nei progetti della Scuola di Pace e nell’impegno di coloro che, come lui, non si stancano di ricordare per non dimenticare.
I funerali, previsti per domani mattina alla Gardelletta, saranno un momento di profonda riflessione e di commiato da un uomo che ha dedicato la sua vita a preservare la memoria del passato per costruire un futuro migliore.






