In questo pomeriggio di riflessione e condivisione, ci ritroviamo per celebrare la Giornata Mondiale dei Poveri, un’iniziativa promossa con fervore dal nostro predecessore, Papa Francesco, un esempio luminoso di vicinanza e compassione.
Un caloroso omaggio a lui, a quel suo sguardo rivolto alle periferie dell’esistenza, a chi lotta quotidianamente per la sopravvivenza.
Questo evento non è semplicemente un pranzo, ma un gesto simbolico carico di significato.
È un atto di testimonianza, un impegno concreto per non dimenticare coloro che vivono ai margini della società, invisibili agli occhi di molti.
Un richiamo a riscoprire l’umanità condivisa, a superare le barriere dell’indifferenza e a costruire ponti di solidarietà.
Sedersi a tavola, oggi, in compagnia di 1300 persone, significa abbracciare la fratellanza, accogliere chi si sente escluso, offrire un momento di gioia e conforto a chi ne ha più bisogno.
Un’occasione per ascoltare storie, condividere esperienze, comprendere le sofferenze che affliggono il mondo e, soprattutto, per risvegliare la consapevolezza che ogni persona è degna di rispetto e dignità.
La violenza, la guerra, la fame, sono piaghe aperte che dilaniano il tessuto dell’umanità.
In questo contesto, la Giornata dei Poveri si configura come un atto di speranza, un appello alla conversione pastorale, un invito a non arretrare di fronte alle sfide della povertà e dell’ingiustizia.
Che la benedizione del Signore illumini il cammino di tutti coloro che soffrono, e che lo spirito di fraternità permei i nostri cuori, ispirandoci ad azioni concrete per alleviare le loro pene.
Ricordiamo che la vera ricchezza risiede nella condivisione, nella capacità di donarsi agli altri, nell’amore che ci spinge a prenderci cura del prossimo.
Il menù, un semplice e genuino momento di convivialità, con le sue lasagne in bianco, le cotolette, le verdure al forno e il dolce, rappresenta una degna cornice per questo incontro di umanità, un simbolo di accoglienza e di condivisione.

