Giovanni Trame, Muggia: un addio tra dolore, simboli e speranza.

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La luce soffusa del Duomo di Muggia si rifrange sulla bara bianca, un candido scrigno che custodisce il ricordo di Giovanni Trame.

Un ritratto, un sorriso di speranza catturato in un istante, poggia delicatamente sul coperchio.
Paolo, il padre, compie un gesto di addio, un bacio carico di dolore e amore inespresso, prima di lasciare che una colonna di fiori bianchi, segnati da nastrini azzurri, si erga attorno a lui.

Un tributo floreale che incarna la purezza perduta, la fragilità infranta.
L’ambiente è permeato di simboli che narrano la vita spezzata di un bambino: divise da calcio, un pallone sgonfio, reliquie di un’esistenza interrotta troppo presto.

Il lutto cittadino, proclamato dalla comunità, è un eco tangibile del dolore collettivo.

Il Presidente della Regione, il Sindaco, le autorità, siedono in prima fila, testimoni silenziosi di una tragedia che scuote le fondamenta della società.

La madre, Olena Stasiuk, assente fisicamente, è presente nell’ombra, la sua condizione giuridica sospesa tra l’accusa e la necessità di una valutazione psichiatrica, una figura avvolta in un mistero angosciante, lontana dalla possibilità di partecipare al commiato.

La chiesa è un mare di volti commossi, un’umanità compressa che cerca conforto nel silenzio.

Un silenzio denso, quasi palpabile, che stempera l’urgenza di parole, lasciando spazio a un dolore ancestrale.

Il parroco, don Andrea Destrardi, lo interpreta come un riflesso istintivo di fronte all’insensato, come un pugno allo stomaco che priva temporaneamente la voce.
Ma è un silenzio che può diventare un abisso se non si alimenta di speranza, di resilienza, di azione.
L’omelia è un viaggio nell’oscurità, un tentativo di dare un senso all’inspiegabile.

Don Destrardi rifiuta la ricerca di una logica razionale in un atto di violenza così abominevole, sottolineando invece l’importanza di combattere il male con la compassione, con il sostegno reciproco.
Un pensiero, un’invocazione, si rivolge alla madre, perduta in un vortice di sofferenza, ribadendo la promessa di una via d’uscita, di una possibilità di redenzione.
Un riconoscimento profondo, un atto di ammirazione, è rivolto al padre, Paolo, per la sua dignità, per la sua capacità di contenere il dolore senza cedere alla vendetta.

Il pensiero si estende ad un’altra vittima innocente, Elia, un bambino strappato alla vita in circostanze simili, unendosi a loro in un regno trascendente, un luogo di gioco eterno.

L’ultimo saluto, un applauso liberatorio, accompagna la tumulazione nel cimitero cittadino, un suono che si propaga nell’aria come un grido di speranza.

Il corteo funebre, un fiume di lacrime e dolore, si snoda tra le strade di Muggia, guidato da Paolo, che stringe al petto la fotografia di Giovanni, un tesoro prezioso, un simbolo di un amore infinito, un promemoria costante di una vita troppo breve.

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