La famiglia di Igor Squeo, a distanza di oltre due anni dalla sua tragica scomparsa, si appresta a una nuova battaglia legale, sollecitando un’indagine più approfondita sulle circostanze che hanno portato alla sua morte.
La vicenda, segnata da una persistente opacità istituzionale, si riapre dopo una prima richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano, che si accompagna a un’ulteriore impulso investigativo ottenuto grazie all’intervento del legale Ilaria Urzini.
La famiglia, profondamente scossa e convinta che la morte del giovane, avvenuta nel giugno 2022 durante un intervento delle forze dell’ordine nel suo appartamento, non sia riconducibile unicamente ad overdose di cocaina, ma derivi da ipossia, ha reso pubblico il corpo di Igor, una scelta dolorosissima ma percepita come l’unico modo per sbloccare un sistema di silenzio e inerzia.
“Non ci è stata lasciata altra scelta,” ha dichiarato Francesca Pisano, madre di Igor, al quotidiano Domani, esprimendo la speranza che questa iniziativa possa finalmente rivelare la verità.
La prima richiesta di archiviazione, avanzata dal pm Francesco De Tommasi, aveva prospettato un decesso per arresto cardiocircolatorio correlato all’assunzione di sostanze stupefacenti.
Tale conclusione, tuttavia, è stata contestata dalla difesa, che ha sempre sostenuto l’ipotesi di una morte per insufficienza respiratoria e ha sollecitato un approfondimento autoptico in contraddittorio, un’istanza ignorata dagli inquirenti.
La nuova richiesta di archiviazione segue lo stesso copione, non affrontando le criticità sollevate dalla difesa.
La ricostruzione degli eventi presenta elementi contrastanti.
Gli agenti intervenuti, a seguito di una lite, riferiscono di aver trovato Igor in uno stato di forte agitazione, armato di un coltello.
Per sedarlo, avrebbero utilizzato un taser e lo avrebbero immobilizzato in posizione laterale di sicurezza, somministrando poi un calmante.
Questa versione è in netta contrapposizione con quanto riferito dai soccorritori, che sostengono Igor sia stato tenuto in posizione prona, con il volto premuto contro il pavimento, una dinamica che potrebbe aver contribuito alla compromissione respiratoria.
La famiglia, supportata da consulenti tecnici indipendenti, tra cui il professor Gaetano Thiene, esperto in patologia forense e già coinvolto nel caso di Federico Aldrovandi, contesta la correlazione tra l’infarto subito da Igor e l’assunzione di sostanze stupefacenti.
Le immagini del corpo esposto, mostrano lesioni gravi e la madre ha descritto lo stato di Igor come “conciato da buttare via”.
La richiesta principale della famiglia è ora la ripetizione dell’autopsia, con l’esecuzione di esami istologici e di imaging (tac) che sarebbero stati omessi nella perizia precedente.
La legale Urzini ha un mese di tempo per opporsi nuovamente all’archiviazione, dopodiché la decisione passerà a un giudice per le indagini preliminari.
La vicenda ha suscitato l’attenzione del mondo politico, con la senatrice Ilaria Cucchi, di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha presentato un’interrogazione urgente ai ministri dell’Interno, della Salute e della Difesa.
La senatrice ha denunciato l’inaccettabilità di archiviare un caso simile e ha criticato la necessità per una madre di esporre pubblicamente le foto del figlio per ottenere giustizia.
Ha inoltre chiesto chiarimenti sull’utilizzo del taser, sul rispetto delle procedure e sulla possibile applicazione della “manovra Floyd”, una tecnica di immobilizzazione che può compromettere la respirazione.
La senatrice ha concluso sollecitando un divieto all’utilizzo del taser e chiedendo al governo di fare luce sulla vicenda, smettendo di difendere un’arma “letale”.
La battaglia per la verità sulla morte di Igor Squeo continua, rappresentando una denuncia profonda sulle modalità di gestione delle forze dell’ordine e sulla tutela della vita umana.

