La crescente percezione di insicurezza nelle aree urbane italiane rappresenta una sfida complessa, che trascende la semplice questione della criminalità e si radica in un tessuto di fragilità socio-economiche e carenze strutturali.
L’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha sollevato un campanello d’allarme cruciale: le iniziative governative, sebbene auspicabili, rischiano di rivelarsi inefficaci se non supportate da un adeguato investimento di risorse umane e finanziarie.
La perdita di oltre 12.000 agenti della Polizia Municipale negli ultimi anni ha depauperato la capacità di risposta dei comuni, lasciando ampie zone scarsamente protette e minando la fiducia dei cittadini.
Il recente pacchetto sicurezza, promosso dal Ministero dell’Interno, prevede misure significative, che spaziano dalla regolamentazione delle armi alla potenziale installazione di metal detector nelle scuole, fino all’implementazione di reti educative territoriali.
Queste ultime, mirate alla prevenzione della devianza giovanile attraverso il coinvolgimento di famiglie, istituzioni scolastiche e associazioni sportive, evidenziano un approccio olistico, che riconosce l’importanza di affrontare le radici profonde del disagio.
Tuttavia, una sicurezza autentica non può essere confinata a interventi repressivi; essa si costruisce attivamente attraverso il recupero e la rigenerazione urbana, il contrasto alla povertà educativa e l’inclusione sociale, ambiti di competenza primaria dei sindaci.
La proposta di un “Patto Nazionale per la Sicurezza” avanzata dall’Anci riflette la consapevolezza che la gestione della sicurezza urbana richiede una collaborazione sinergica tra Stato e enti locali.
Questo patto dovrebbe concretizzarsi nell’istituzione di un Fondo Unico dedicato a coprire spese cruciali come l’assunzione di nuovo personale, gli straordinari per la sorveglianza notturna e l’ampliamento dei sistemi di videosorveglianza.
Il deficit di personale, stimato in circa 500 milioni di euro per raggiungere livelli minimi accettabili, è un indicatore della portata del problema.
La replica del Ministero dell’Interno, che sottolinea l’aumento delle assunzioni negli ultimi anni, pur essendo un dato positivo, non dissolve le preoccupazioni dei sindaci.
Il numero di agenti, seppur in crescita, non compensa ancora la perdita di organico accumulata nel tempo e non tiene conto delle crescenti esigenze di sicurezza delle città italiane.
Il Patto Nazionale per la Sicurezza mira a definire una strategia condivisa, che superi le logiche di campanile e garantisca un approccio integrato, sostenibile nel tempo, volto a proteggere i cittadini, promuovere la legalità e migliorare la qualità della vita in tutte le comunità.
L’obiettivo ultimo è costruire un futuro urbano più sicuro, inclusivo e resiliente, dove la fiducia dei cittadini sia il pilastro fondamentale della convivenza civile.






