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Cronaca

Messa in carcere negata a Gilberto Cavallini, il difensore: "Samo quasi alla tortura"

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Messa in carcere negata a Gilberto Cavallini, il difensore: "Samo quasi alla tortura"

Messa vietata Gilberto Cavallini, l'ex Nar condannato in via definitiva per la strage di Bologna e tornato in carcere in regime di isolamento diurno, dopo la revoca dei benefici. "La cosa assurda, insopportabile e inaccettabile è che non si sa nulla, non si sa perché - dice all'Adnkronos il suo legale, l'avvocato Gabriele Bordoni - Questo è l'ennesimo episodio afflittivo di un tormento che sta subendo quest'uomo da quando gli è stato applicato l'isolamento diurno (novembre dello scorso anno ndr)". Da luglio, Cavallini, che prima era ristretto nel carcere Rebibbia di Roma, si trova nel carcere di Parma. "Fin quando era a Rebibbia - spiega il legale - aveva ancora la possibilità di partecipare alla messa ma da quando è stato trasferito a Parma, per un non ben chiarito motivo di sicurezza, non gli è stato più concesso".  

Il suo legale ha scritto "al Dap, alla direzione del carcere di Parma, al magistrato di sorveglianza" per aver conto "del perché di queste ulteriori restrizioni che arrivano addirittura ad impedirgli la frequentazione della messa ma nessuno ci ha risposto, in un rimbalzo di responsabilità che definirei grottesco e paradossale. Il magistrato si rimette all'amministrazione penitenziaria, l'amministrazione penitenziaria dice di rispondere solo al magistrato... un rimbalzo che sopporteremo ancora per poco, dopo di che dovrò segnalare agli uffici competenti". Il tempo che si è dato l'avvocato Bordoni è ancora una settimana. "Proprio ieri ho inviato un'ultima comunicazione al magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, chiedendo una risposta in settimana, passato questo termine mi riterrò libero di poter assumere tutte le iniziative del caso e non credo a quel punto di mancare di riguardo a nessuno".  

"E' un uomo - continua il suo legale - che non ha mai negato le cose terribili di cui si è reso autore ma che nella fede ha ritrovato un equilibrio in se stesso e anche una forma di riconciliazione con il mondo. Il minimo per sopravvivere tutti questi anni. Limitargli o addirittura escludergli del tutto anche questa possibilità mi sembra veramente che vada in un territorio molto prossimo alla tortura". 

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Quello che Cavallini e il suo legale lamentano in questa vicenda è soprattutto la chiarezza e la mancanza di risposte. Secondo quanto riferito dall'avvocato, all'ex Nar qualche volta è stato consentito di incontrare il cappellano del carcere, "senza nessun criterio". "Io sono sempre rispettoso delle istituzioni fino a quando le istituzioni danno una risposta corretta che può essere anche non nella direzione da me auspicata, ma comunque corretta - afferma Bordoni - Alla domanda perché Cavallini non può partecipare alla messa, io non so dare una risposta perché nessuno me l'ha data. In un Paese civile, e io ritengo ancora di vivere in un Paese civile, bisognerebbe semplicemente mettere le cose in chiaro, poi se ci sono possibilità di impugnare le impugneremo, ma almeno conoscere il perché. Siamo in uno stato di diritto o in uno stato di rovescio?". E conclude: "Cavallini è una persona condannata che sta all'interno di un presidio dello Stato, ha diritto di conoscere, sia lui che il suo difensore, il perché di certe cose".  

 

Fonte: Adnkronos
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