La Procura della Repubblica di Treviso ha radicalmente riformulato le ipotesi investigative riguardanti la morte di Alex Marangon, 25 anni, la cui salma venne ritrovata il 2 luglio 2024, a Vidor (Treviso), nelle immediate vicinanze del fiume Piave.
L’inchiesta, originariamente avviata come omicidio volontario contro ignoti, si è evoluta verso una ricostruzione complessa che esplora il legame tra l’assunzione di sostanze stupefacenti e un evento fatale.
L’indagine attuale suggerisce che Marangon, in uno stato di alterazione psichica indotto dall’uso di droghe, potrebbe essere precipitato da una terrazza a picco sul fiume.
Questa ipotesi, che si discosta da quella di un omicidio intenzionale, pone al centro il ruolo di sostanze psicotrope e la loro potenziale influenza sul comportamento del giovane.
La dinamica si colloca all’interno di un contesto rituale insolito: Marangon aveva aderito a un gruppo praticante riti sciamanici, e partecipava a una riunione tenutasi nelle pertinenze di un’abbazia situata in una proprietà privata a Vidor.
L’evento era gestito da due cittadini colombiani, identificati come *curanderos*, figure che, nella tradizione andina, si occupano di pratiche di guarigione spirituale e utilizzo di piante medicinali.
Le pratiche rituali prevedevano l’uso di musica, cerimonie specifiche e, crucialmente, la distribuzione di sostanze stupefacenti illegali.
L’analisi tossicologica ha rivelato la presenza di cocaina e tracce di ayahuasca, una potente bevanda ottenuta da una pianta originaria della regione amazzonica, nota per i suoi effetti psichedelici e allucinogeni.
Tracce di queste sostanze sono state riscontrate non solo nel corpo di Marangon, ma anche nei capelli di alcuni partecipanti alla cerimonia, suggerendo una diffusione più ampia dell’uso di droghe all’interno del gruppo.
La ricostruzione forense ipotizza che, in condizioni di profonda alterazione mentale, Marangon abbia perso il controllo e sia caduto dalla terrazza, scomparendo improvvisamente agli occhi dei compagni, che ne hanno cercato invano.
La successiva sparizione del gruppo e il ritrovamento del corpo a valle, trascinato dalle acque del Piave, hanno reso complessa la ricostruzione esatta degli eventi.
Al momento, risultano indagati Andrea Zuin, 48 anni, e la compagna Tatiana Marchetto, 40 anni, considerati gli organizzatori dell’evento, Alexandra Da Sacco, 42 anni, moglie del proprietario dell’abbazia, e i due *curanderos* colombiani, Sebastian Castillo, 28 anni, e Jhonny Benavides, 39 anni, i quali hanno lasciato l’Italia immediatamente dopo l’accaduto e sono attualmente sfuggiti alle autorità.
L’indagine si concentra quindi sulla responsabilità penale degli indagati per il reato di illecito commercio e distribuzione di sostanze stupefacenti, con l’ipotesi che l’uso di tali droghe abbia creato le condizioni che hanno portato alla tragica scomparsa di Alex Marangon. L’attenzione si concentra ora sulla ricostruzione completa della dinamica degli eventi, l’analisi del ruolo e delle intenzioni degli organizzatori e dei *curanderos*, e la verifica dell’eventuale consapevolezza del rischio associato all’utilizzo di queste sostanze.

