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Olbia, Nizzi a processo: irregolarità edilizie e accuse

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Un’articolata vicenda giudiziaria, incentrata su presunte irregolarità edilizie riguardanti una proprietà a Sottomonte, in Golfo Aranci, coinvolge il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, avviando un processo che promette di essere complesso e mediatico.

La giudice unica del tribunale di Tempio Pausania, Federica Distefano, ha disposto il rinvio a giudizio del primo cittadino, in relazione a una specifica contestazione: la modifica di destinazione d’uso di un locale seminterrato, trasformato in un’abitazione priva delle necessarie autorizzazioni.

Questa trasformazione ha comportato un incremento significativo delle volumetrie, stimato in un aumento del 30%, configurando una presunta violazione delle normative paesaggistiche vigenti, volte a tutelare l’integrità del territorio.
L’innescarsi del processo giunge a conclusione di un’istruttoria preliminare che ha analizzato diverse accuse, tra cui quella, più grave, di lottizzazione abusiva.

Quest’ultima contestazione è stata respinta dal giudice, prosciogliendo Nizzi e altri quattro coimputati da tale accusa, elemento che attenua, almeno in parte, la gravità complessiva della situazione giuridica del sindaco.

Un elemento di particolare interesse è rappresentato dal rigetto dell’istanza di confisca della villa, presentata dal pubblico ministero Alessandro Bosco.
Tale richiesta, motivata dalla natura presumibilmente illecita del beneficio economico derivante dalle presunte irregolarità edilizie, non ha trovato accoglimento da parte della giudice.

La decisione di non procedere alla confisca, di solito strumento per colpire i patrimoni derivanti da attività criminali, lascia aperta la questione della responsabilità penale dei singoli imputati, focalizzando l’attenzione sulla dimostrazione del dolo o della colpa nella realizzazione delle presunte modifiche abusive.
La vicenda solleva interrogativi importanti sul rispetto delle normative urbanistiche e paesaggistiche in zone di pregio ambientale e turistico, evidenziando la complessità dell’equilibrio tra sviluppo economico e tutela del territorio.

L’esito del processo avrà un impatto significativo non solo sulla figura del sindaco, ma anche sull’immagine dell’amministrazione comunale e sulla percezione della legalità nel contesto locale, fungendo potenzialmente da deterrente per future irregolarità edilizie.
Il processo si preannuncia un banco di prova per l’applicazione rigorosa delle leggi in materia edilizia, con implicazioni che vanno ben oltre la sfera personale degli imputati.

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