La complessa operazione di ricerca di Annabella Martinelli, la giovane studentessa scomparsa il 6 gennaio, si evolve in una fase di intensificazione tecnologica.
Dopo un’accurata ricognizione condotta da squadre cinofile, il cui raggio di azione si estende ora a competere con i territori di quattro Comuni circostanti, entra in campo un sistema di sorveglianza aerea impiegato tipicamente in situazioni di emergenza su larga scala, quali calamità naturali o eventi sismici di rilevanza nazionale.
L’utilizzo di droni, dotati di sofisticate apparecchiature di imaging, rappresenta un’evoluzione strategica.
La loro capacità di operare in aree impervie e di analizzare il terreno da una prospettiva aerea, spesso complementare alle indagini svolte a terra, offre nuove prospettive nella raccolta di prove.
Le immagini acquisite, focalizzate in particolare sulle zone precedentemente setacciate da squadre di volontari della protezione civile, Carabinieri e Vigili del Fuoco, saranno sottoposte a un’analisi meticolosa alla ricerca di elementi che possano fornire indizi significativi.
La Prefettura di Padova, centro nevralgico della gestione dell’emergenza, coordina con rigore l’impiego di queste risorse avanzate.
La decisione di mobilitare tali mezzi, che normalmente verrebbero riservati a eventi di gravità superiore, testimonia la determinazione delle autorità a perseguire ogni possibile pista, minimizzando il rischio di trascurare anche il dettaglio più marginale.
L’approccio multidisciplinare, che integra la competenza umana con le potenzialità della tecnologia, riflette la complessità del caso e l’urgenza di fornire una risposta concreta alla famiglia e alla comunità, nella speranza di ricostruire il percorso di Annabella e fare luce sulle circostanze della sua scomparsa.
La raccolta dati aerea, integrata con le informazioni raccolte dai cinofili, mira a creare una mappa dettagliata dell’area, evidenziando anomalie o elementi inattesi che potrebbero rivelarsi cruciali per il successo delle indagini.







