Gianluca Soncin, il 52enne al centro dell’indagine sulla tragica scomparsa di Pamela Genini, ha esercitato il suo diritto al silenzio durante l’interrogatorio svoltosi dinanzi al giudice per le indagini preliminari (GIP) Tommaso Perna a Milano.
La scelta di non rispondere, mantenuta coerentemente con la sua precedente condotta immediata dopo l’arresto – che lo vide trasportato in ospedale a seguito di un tentativo di autolesionismo – segna una fase delicata e complessa dell’inchiesta.
L’avvocato Simona Luceri, inizialmente incaricata per assisterlo, è stata sostituita dalla difesa fiduciaria designata dallo stesso Soncin. Quest’ultimo, come riferito dalla sua nuova legale, versa in condizioni psicologiche precarie, caratterizzate da una marcata alterazione del giudizio e da una difficoltà, se non assenza, di presa di coscienza rispetto alla gravità degli eventi che lo hanno coinvolto.
La descrizione di un soggetto “dimesso”, incapace di elaborare pienamente la realtà del dramma, solleva interrogativi significativi circa la sua capacità di collaborare attivamente con le autorità e di comprendere la portata delle accuse che pesano a suo carico.
L’esercizio del diritto al silenzio, in un contesto di profonda sofferenza emotiva e potenziale alterazione psichica, non semplifica l’attività investigativa.
Il GIP Perna si trova ora a ponderare attentamente le evidenze raccolte finora, che comprendono non solo le circostanze del ritrovamento del corpo di Pamela Genini e del successivo tentativo di suicidio da parte di Soncin, ma anche testimonianze, perizie medico-legali e analisi forensi.
La decisione del GIP, attesa nel corso della giornata, determinerà il prosseguimento della detenzione cautelare o, eventualmente, la concessione di misure alternative, tenendo conto della delicatezza della situazione psichiatrica dell’indagato e della necessità di garantire la compiutezza delle indagini.
L’inchiesta, oltre a concentrarsi sulla ricostruzione dei fatti e sull’accertamento delle responsabilità, si trova ad affrontare una complessa valutazione psicologica, cruciale per comprendere le dinamiche relazionali che hanno portato alla tragedia e per determinare la piena responsabilità dell’indagato.
La decisione del GIP, pertanto, dovrà bilanciare l’esigenza di giustizia con la tutela dei diritti fondamentali dell’individuo, anche in un contesto di profonda sofferenza umana.






