La comunità di Valdobbiadene, nel cuore del Trevigiano, è stata scossa da un tragico evento che ha portato alla morte di un uomo di 56 anni.
La dinamica, ancora in fase di ricostruzione da parte delle forze dell’ordine, ruota attorno all’inaspettata detonazione di un ordigno bellico rinvenuto all’interno di un fabbricato adibito a deposito attrezzi, di proprietà della vittima.
L’accaduto solleva interrogativi profondi non solo sulla sicurezza privata, ma anche sulla circolazione di armamenti obsoleti e potenzialmente pericolosi, eredità di conflitti ormai lontani nel tempo.
I primi accertamenti dei Carabinieri, intervenuti prontamente, indicano che si tratterebbe di un proiettile o bomba databile alla Prima Guerra Mondiale, un’epoca segnata da un’industria bellica in rapida evoluzione e da un vasto arsenale disperso sul campo e, successivamente, in aree civili.
La presenza di tali ordigni, spesso dimenticati o sottovalutati, rappresenta un rischio latente per la sicurezza pubblica.
La loro manipolazione, anche in assenza di intenti malevoli, può comportare conseguenze devastanti, come dimostra la tragica perdita di questa persona.
L’incidente evidenzia la necessità di una maggiore consapevolezza e di procedure più rigorose nella gestione di reperti bellici, anche per chi, come il defunto, potrebbe aver agito in buona fede, ignaro dei pericoli incombenti.
L’episodio riapre il dibattito sulla necessità di campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione, mirate a riconoscere e segnalare la presenza di ordigni sospetti, e sull’importanza di affidare la loro rimozione a personale specializzato, in grado di disinnescare e neutralizzare tali oggetti in modo sicuro.
Il ritrovamento di munizioni risalenti al primo conflitto mondiale, in un contesto territoriale come quello del Veneto, storicamente coinvolto nei principali eventi bellici, non è raro, ma richiede un’attenzione costante e un approccio proattivo nella prevenzione di ulteriori tragedie.
L’indagine è ora focalizzata sull’origine dell’ordigno, cercando di ricostruire il percorso che lo ha portato a finire in un deposito attrezzi di Valdobbiadene.
Si cercherà di capire se la vittima era a conoscenza della natura pericolosa dell’oggetto e se ne aveva documentato il possesso, in violazione, presumibilmente, delle normative vigenti sulla detenzione di armi e materiali esplodenti.
La comunità, nel frattempo, è sotto shock e si stringe attorno ai familiari del defunto, piangendo una perdita improvvisa e dolorosa, causata da un retaggio storico che continua a reclamare vittime.







