A Capodimonte entra in collezione 'La baia di Napoli con Castel dell'Ovo' (1828) di Corot
Entra nelle collezioni del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli il dipinto di Jean-Baptiste-Camille Corot (Parigi, 16 luglio 1796 – 22 febbraio 1875), "La baia di Napoli con Castel dell’Ovo" (1828 - olio su carta riportata su tavola di 34,2 x 60 cm). Esposta da domani 8 ottobre nella sala 78 al secondo piano della Reggia, l’opera è stata acquistata questa estate dal Ministero della Cultura - Direzione Generale Archeologia belle arti e paesaggio grazie alla segnalazione dell’Ufficio Esportazione di Firenze.
‘Ringraziamo il ministro della Cultura Alessandro Giuli e tutti i funzionari e gli storici dell’arte che si sono adoperati perché un quadro identitario restasse in Italia e fosse acquistato per Capodimonte – sottolinea Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte - E’ una acquisizione dal grande significato perché questo importante autore, precursore della Scuola di Posillipo, non era ancora presente nella nostra collezione dell’800. Uno sguardo quello di Corot che nella sua visione romantica testimonia ancora una volta la dimensione europea dell’arte a Napoli”.
Nel 1825 Corot partì per l'Italia, meta del suo fondamentale viaggio di formazione affascinato anche dalle descrizioni di Stendhal. Dopo le prime mete, Roma, Narni e Tivoli, in cui ammirò da vicino le importanti testimonianze del passato ed entrò in contatto con le suggestioni della luce solare mediterranea della campagna romana e umbra, l’artista arriva a Napoli nella primavera del 1828, e vi soggiorna per circa due mesi. Sarebbe ritornato nella città partenopea ancora nel 1834 e nel 1843 ma fu il primo soggiorno italiano a orientare il suo modo di lavorare. L’osservazione della natura e le variazioni cromatiche derivate dai mutamenti della luce portarono presto Corot a interessarsi alla ripresa en plein air.
Ne ‘La baia di Napoli con Castel dell’Ovo’ il paesaggio è colto alle prime luci del mattino che illuminano il Vesuvio nascosto a sinistra dagli edifici del litorale. La baia è in controluce e il sole sorgendo proietta sul mare le lunghe ombre del castello, del boschetto e del Real Casino di Pesca del Chiatamone, voluto da Michele Imperiali Principe di Francavilla, gentiluomo di Camera e Maggiordomo Maggiore del re. La visuale, presumibilmente dall’ingresso della Villa Reale, rende ben distinguibili a fianco il Palazzo d’Aquino di Caramanico e sul retro la cupola della chiesa delle Crocelle e il Gran Quartiere di Pizzofalcone, mentre dietro al Castel dell’Ovo si vedono le cime dei monti. Il vento leggero si muove dal castello verso la costa, increspando appena la superficie del mare. Si avverte l'aria fresca che sale dall'acqua e comincia a scaldarsi: l'atmosfera è quieta, la città si sta svegliando, e solo poche figure animano la scena, la donna sulla spiaggia, i marinai sulla barca al largo.
Il dipinto appartiene al gruppo di opere realizzate a Napoli, particolarmente significative nella produzione di Corot e molto apprezzate da collezionisti e mercanti d’arte. Schizzi rapidi, istantanei, frutto di nuove scoperte che documentano una svolta sull’osservazione del reale, a cui contribuì la frequentazione della colonia dei pittori tedeschi a Roma. A Napoli, come a Roma, Corot frequentava i dintorni della città ricchi di vegetazione, mentre qui sembra sia stato conquistato dal gioco di accostamento cromatico tra il mare e il cielo, tanto da mettere da parte i toni bruni e i contrasti luminosi, prediligendo elaborazioni tonali e atmosferiche che arrivano a stesure di colore chiaro, quasi monocrome o di luce argentea.
Nel XIX secolo Napoli divenne meta privilegiata del viaggio artistico europeo e il suo paesaggio un luogo dell’immaginazione, dove luce, memoria e sentimento si intrecciano. In questo contesto nascerà la Scuola di Posillipo, fondata da Anton Sminck van Pitloo, che introdusse un nuovo rapporto emotivo e diretto con la natura. Sono ormai lontane le puntuali e analitiche vedute del golfo di Hackert e van Wittel o quelle affollate di figure di Della Gatta e Fabris. La linea di Corot è quella tracciata dai tanti artisti stranieri affascinati dalle bellezze del golfo come Wutky, Rebell (1815), Turner (1819) e Catel (1820), nella quale prevale una visione sentimentale. In particolare il dialogo tra Corot e Pitloo fu decisivo per la circolazione delle idee tra Francia e Napoli: e fu proprio dalla Scuola di Barbizon che giunsero l’osservazione dal vero, l’attenzione agli effetti atmosferici e la pratica del plein air, insieme alla sperimentazione dell’olio su carta intelata, tecnica che entrambi utilizzarono per ottenere immagini immediate e coerenti, capaci di fissare la mutevolezza della luce abbandonando l’uso tradizionale del cavalletto e privilegiando supporti leggeri e taccuini tascabili.

