lunedì 1 Settembre 2025
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Amata: Maternità, Tabù e Scelte Difficili nel Nuovo Film di Amoruso

“Amata”, il nuovo film di Elisa Amoruso, non è semplicemente una narrazione cinematografica, ma un’immersione complessa e profondamente umana nel tessuto delicato della maternità, dell’inatteso, e delle scelte che ne derivano.
Il film, presentato alle Giornate degli Autori a Venezia e in uscita il 16 ottobre, esplora la maternità non come un percorso lineare e gioioso, ma come un intreccio di desideri inattesi, responsabilità ineludibili e il coraggio di affrontare l’imprevedibile.
Al centro della storia troviamo due figure femminili, specchio l’una dell’altra, unite da un filo invisibile di destino: Nunzia (Tecla Insolia), giovane studentessa universitaria alle prese con una gravidanza non pianificata, e Maddalena (Miriam Leone), donna agiata intrappolata in un matrimonio sterile e tormentata dall’assenza di un figlio, nonostante tentativi dolorosi e aborti.

Queste donne, apparentemente così diverse, incarnano due facce della stessa medaglia, due possibili risposte a un bisogno primario che si scontra con le circostanze della vita.
Il film si distanzia dalle convenzioni del dramma sentimentale per addentrarsi in una riflessione più ampia sui tabù che ancora avvolgono la maternità, in particolare il tema dell’abbandono.
L’esistenza delle cosiddette “culle per la vita” – un servizio pubblico spesso sconosciuto – viene qui presentata non come una soluzione semplice, ma come un’opzione complessa, un atto di coraggio che richiede profonda riflessione e responsabilità.

La psicologa (Donatella Finocchiaro) rappresenta una figura chiave, un punto di riferimento per entrambe le protagoniste, offrendo un sostegno psicologico che le aiuta a navigare la complessità delle loro emozioni.

“Volevo dare voce a tutte le donne che si sentono impreparate ad accogliere un figlio,” spiega la regista, “perché scegliere di affidare un bambino a una struttura sicura è un atto di amore e responsabilità, sebbene carico di dolore.
” La regista sottolinea l’importanza di una maggiore informazione riguardo alle risorse disponibili, come la possibilità di partorire in anonimato e la presenza di strutture di accoglienza.
La cronaca nera, con eventi tragici come quelli di Cogne o Parma, rappresenta un monito severo, evidenziando l’urgenza di offrire alternative concrete e sicure alle donne in difficoltà.
Il film, profondamente personale, attinge a esperienze dirette della regista, che ha vissuto un aborto spontaneo, un evento doloroso e spesso tabù, che sottolinea la fragilità del percorso materno.
Amoruso si riconosce in un cinema drammatico, ispirato a storie vere e capaci di illuminare aspetti critici della società.
Il riferimento a “The Good Mothers” e al suo lavoro in Scozia per “Dept.

Q” sottolinea l’interesse per narrazioni che, partendo da fatti reali, riescono a generare indignazione e a smuovere le coscienze.

L’obiettivo, come nell’opera di Truffaut, è emozionare, evitare messaggi didascalici e favorire una riflessione personale.

La regista, interrogata sulla possibilità di rifare il documentario su Chiara Ferragni, evidenzia come il contesto sociale sia in continua evoluzione, rendendo necessario ripensare l’approccio narrativo.
L’ascesa e la successiva caduta di una figura pubblica come Ferragni, in un’ottica di analisi critica, rappresenterebbe un tema più attuale e complesso.
“Amata” è una produzione che unisce le sensibilità di Memo Films, Indiana Production e Rai Cinema, un progetto ambizioso che si propone di affrontare un tema delicato con coraggio e profondità, offrendo allo spettatore non solo un’esperienza cinematografica, ma un’occasione di riflessione sulla condizione femminile, sulla maternità e sulla responsabilità sociale.

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