Nel corso del 1984, l’amministrazione comunale di Cesena, in un atto di lungimiranza artistica, affidò a un giovane e promettente disegnatore, Andrea Pazienza, la realizzazione di un’opera temporanea destinata a mitigare l’impatto visivo di un impegnativo restauro della fontana cinquecentesca di Piazza del Popolo.
L’iniziativa, apparentemente modesta, si rivelò un episodio cruciale nella traiettoria sia dell’artista che del patrimonio cittadino.
Pazienza, figura poliedrica e innovativa nel panorama artistico italiano, interpretò la commissione con la sua cifra inconfondibile: una tavola a tecnica mista, un affresco dinamico e surreale che vedeva protagonista una versione immaginaria e caricaturale dell’equisportiva scultura di Zanardi, originariamente posta in piazza.
L’opera, concepita come un intervento effimero, un “velo” temporaneo da rimuovere al termine dei lavori di restauro, si configurava come un ponte tra la tradizione monumentale e l’esplosione creativa di una generazione in fermento.
Il destino della tavola, tuttavia, fu incerto.
Al termine del restauro, l’opera venne giudicata superflua, destinata ad essere smaltita come rifiuto.
Solo l’intervento tempestivo e sensibile di un cittadino, un giovane appassionato d’arte, permise di sottrarre la tavola dallo smaltimento, preservandola dall’oblio e riconoscendone il valore intrinseco.
Oggi, quell’opera, che testimonia un momento significativo nel percorso artistico di Andrea Pazienza e nel tessuto urbano di Cesena, si erge a testimonianza di un gesto di salvaguardia culturale e di un’inattesa eredità artistica.
Esposta con orgoglio al MAXXI di L’Aquila, nell’ambito di una mostra monografica dedicata all’artista, la tavola dello ‘Zanardi equestre’ non è solo un’opera d’arte a sé stante, ma un simbolo della capacità di un gesto individuale di contrastare la superficialità, di valorizzare il talento emergente e di restituire alla comunità un pezzo di storia e di creatività.
L’episodio illustra come l’arte, anche quella nata per un contesto transitorio, possa assumere un significato duraturo e diventare patrimonio collettivo, alimentando la memoria e stimolando nuove interpretazioni.
Rappresenta, in definitiva, un piccolo ma eloquente esempio di come l’incontro tra arte pubblica, amministrazione e sensibilità civica possa generare risultati inaspettati e arricchire il patrimonio culturale di un territorio.





