L’inaugurazione de “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026” si è risolta in un’esperienza immersiva, un palcoscenico urbano dove tecnologia e memoria si sono fuse in un tripudio di luci e suggestioni.
Al calar del sole, la Fontana Luminosa, situata nel cuore del centro storico, si è trasformata in un immenso schermo naturale, accogliendo uno spettacolo di droni che ha catturato l’attenzione di una folla commossa e curiosa.
La performance “Sotto un unico cielo” non è stata semplicemente una dimostrazione di abilità tecnologiche, ma una narrazione visiva complessa, un omaggio alla resilienza e all’identità dell’Aquila.
I droni, agendo come pennelli luminosi, hanno tracciato figure geometriche e simboli carichi di significato, orchestrando un balletto aereo che ha evocato emozioni profonde.
L’immagine iniziale, una spirale vorticosa che richiamava le costellazioni, ha subito dato il passo a un’iconografia più esplicita, con la comparsa dello stemma cittadino, un potente simbolo di appartenenza e orgoglio.
Lo spettacolo ha poi intessuto un racconto storico e culturale, riproponendo figure e luoghi iconici.
La bolla papale di Celestino V, Santo Patrono della città, si è materializzata nel cielo, seguita dall’immagine di San Bernardino, simbolo di fede e devozione.
Il Castello, sentinella silenziosa che domina il cuore urbano, e la Fontana delle Novantanove Cannelle, con il suo inconfondibile “99” inciso nella pietra, hanno completato il quadro di un patrimonio storico e artistico millenario.
L’emozione più intensa, tuttavia, è stata suscitata dalla rievocazione del 6 aprile 2009.
L’ora esatta del terremoto, le 3:32, ha interrotto improvvisamente la sequenza, avvolgendo il cielo in un silenzio carico di memoria.
Questa pausa drammatica ha fatto da preludio a una ripartenza simbolica, rappresentata come una ricostruzione faticosa e paziente, mattone dopo mattone.
Era un’immagine potente della rinascita, della trasformazione della ferita in forza, della cicatrice che non svanisce ma rimane testimonianza di un trauma superato.
La rappresentazione della comunità, unita nei paesi e nel territorio, ha sottolineato il legame indissolubile tra l’Aquila e le sue genti.
Al termine dello spettacolo di droni, la luce si è riversata nelle strade grazie alla regia di Marco Boarino, dando il via a una parata suggestiva, “Il viaggio della luce”.
Guidati dal colossale Dundu, un gigante luminoso, i presenti sono stati accompagnati verso Piazza Duomo, dove si è esibita la ballerina volante e si è illuminato il Faro 99, un altro simbolo dell’Aquila.
L’intera serata ha rappresentato un momento di riconciliazione e condivisione, un’occasione per guardare al futuro con speranza, uniti sotto lo stesso cielo, consapevoli della propria storia e orgogliosi della propria identità culturale.
Un’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva, segnando l’inizio di un percorso di valorizzazione del patrimonio e di riaffermazione dell’identità aquilana.







