L’eredità di Pompei, sigillata dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.
C.
, rappresenta una sfida complessa per la conservazione e il restauro.
Gli affreschi, testimonianze preziose della vita quotidiana e dell’arte romana, si presentano spesso dispersi in una miriade di frammenti, un mosaico spezzato che attende di essere ricomposto.
In questo contesto, un’innovativa ricerca apre nuove prospettive: l’impiego di un robot, dotato di intelligenza artificiale, per assistere nella ricostruzione di queste opere d’arte.
Il progetto RePAIR (“Reconstructing the Past: Artificial Intelligence and Robotics Meet Cultural Heritage”), finanziato dall’Unione Europea, incarna questa ambiziosa iniziativa.
L’obiettivo primario non è sostituire il lavoro umano, ma potenziarlo, fornendo agli archeologi e ai restauratori uno strumento sofisticato per l’analisi e il ricollaggio dei frammenti.
Il robot, infatti, opera in sinergia con gli esperti, alleggerendo compiti ripetitivi e laboriosi.
La tecnologia impiegata si articola su diversi livelli.
Innanzitutto, l’intelligenza artificiale analizza le immagini dei frammenti, identificando potenziali corrispondenze basandosi su pattern cromatici, stilistici e compositivi.
Algoritmi di machine learning, addestrati su un vasto dataset di affreschi pompeiani, permettono al sistema di riconoscere sottili variazioni nel colore, nella pennellata e nella tecnica pittorica, elementi cruciali per determinare la loro posizione originale.
Parallelamente, il robot è equipaggiato con sensori avanzati, tra cui sistemi di visione 3D e scanner laser, che permettono di acquisire informazioni dettagliate sulla forma e sulla superficie dei frammenti.
Queste informazioni vengono poi confrontate con un modello virtuale dell’affresco, ricostruito a partire dai dati disponibili.
Il processo di ricollaggio, guidato dall’intelligenza artificiale, non è un mero assemblaggio meccanico.
Il robot, infatti, valuta anche la compatibilità chimica e strutturale dei diversi frammenti, per garantire un’integrazione duratura e priva di rischi per la conservazione dell’opera.
Si tratta di un approccio olistico che tiene conto non solo dell’aspetto visivo, ma anche della stabilità chimica e della fragilità dei materiali.
I risultati preliminari ottenuti nel Parco Archeologico di Pompei sono incoraggianti.
Il prototipo ha dimostrato la sua capacità di accelerare il processo di ricostruzione, riducendo significativamente i tempi di analisi e ricollaggio.
Tuttavia, la ricerca non si limita a questo.
Si punta a sviluppare algoritmi sempre più sofisticati, in grado di affrontare sfide ancora più complesse, come la ricostruzione di affreschi danneggiati da eventi sismici o dall’azione del tempo.
Il progetto RePAIR rappresenta un esempio emblematico di come l’innovazione tecnologica possa essere al servizio della cultura e del patrimonio artistico.
Non si tratta semplicemente di un esercizio di robotica, ma di un’opportunità per reinterpretare e preservare un pezzo fondamentale della nostra storia, aprendo nuove strade per la ricerca archeologica e la conservazione del patrimonio culturale mondiale.
Il futuro della conservazione di Pompei, e di altri siti archeologici simili, potrebbe essere scritto con l’unione sapiente tra la maestria umana e la precisione dell’intelligenza artificiale.






