“Sergio e Mirta.
Un matrimonio in 8mm” è un documentario che apre una finestra inattesa sull’Italia del boom economico, intrecciando il racconto di un amore giovanile con la genesi di un percorso artistico, quello di Sergio Corbucci, uno dei maestri dello spaghetti western. Il cuore pulsante del film è una valigia dimenticata, un vero e proprio scrigno di memorie custodito per decenni dalla moglie di Corbucci, Mirta Guarnaschelli, oggi novantaduenne, testimone privilegiata di un’epoca e di un amore.
La valigia rivela un tesoro di immagini amatoriali, riprese in 8mm che catturano la vitalità e le contraddizioni di un’Italia che si affaccia al futuro, ma ancora legata a un passato di difficoltà e precarietà.
Non è un’idealizzazione della Dolce Vita, bensì una sua controfigura, un ‘marciapiede sinistro’ dove si affacciano le speranze disattese, le promesse non mantenute e la dura realtà del lavoro nel mondo del cinema.
Attraverso queste riprese inedite, assistiamo alla nascita di un amore tra un giovane Sergio Corbucci, animato da un’energia prorompente e un talento ancora da affinare, e Mirta, una diciottenne siciliana catapultata nel vortice della Roma cinematografica.
Il film non si limita a documentare una relazione sentimentale, ma ne fa il tramite per comprendere le sfide di un aspirante regista che deve navigare tra le logiche implacabili del mercato e le ambiguità del potere.
Le immagini, nitide e vibranti, restituiscono l’immediatezza di un’epoca: Capri, il matrimonio, il viaggio di nozze, i sopralluoghi alla ricerca di un’opportunità, i primi set.
A queste sequenze si aggiungono i commenti, a volte ironici, a volte malinconici, di Corbucci stesso, un ricordo vivo di quel periodo cruciale della sua vita.
Il documentario, un esempio di “found footage film”, riscatta dal dimenticatoio una storia che altrimenti sarebbe andata perduta, illuminando non solo la parabola di un amore finito dopo solo cinque anni, ma anche il contesto storico e culturale che ha plasmato la carriera di uno dei più iconici registi italiani.
La realizzazione, promossa da Rai Cultura, Luce Cinecittà e con il prezioso contributo della Cineteca di Bologna, si configura come un’occasione unica per ripercorrere un capitolo inedito della storia del cinema italiano, svelando l’uomo dietro il regista e raccontando, con autenticità e passione, un amore nato all’ombra di Cinecittà.
Il regista Laurenti, riflettendo sulla genesi del progetto, sottolinea l’immedesimazione nel percorso di un giovane cineasta alle prese con le incertezze del mestiere, un’esperienza universale che rende il documentario particolarmente toccante e coinvolgente.

