“Ubù re scatenato”, l’imminente stagione, rappresenta per me non un semplice atto di programmazione, ma la coronazione di un percorso artistico e umano che si protrae da mezzo secolo.
Un viaggio iniziato con la visione paterna, quella di Tonino Conte, fondatore del Teatro della Tosse, un’istituzione che ha incarnato e continua a incarnare una voce dissacrante, un sussurro irriverente contro le ipocrisie dilaganti nel nostro tempo.
Un teatro che, come un organismo vitale, continua a respirare, alimentato dalla passione e dalla resilienza.
La mia guida, come erede di questa eredità, è affiancata oggi da Amedeo Romeo e Marina Petrillo, un team che condivide l’impegno a preservare e rinnovare lo spirito originario.
La genesi del Teatro della Tosse affonda le radici in un desiderio di cambiamento, la volontà di alcuni giovani artisti genovesi di creare un’alternativa teatrale vibrante e indipendente.
Mio padre, dopo esperienze significative anche presso il teatro stabile, insieme ad Aldo Trionfo e il genio visivo di Lele Luzzati, intuì la possibilità di trasformare un nightclub in Salita della Tosse in un laboratorio artistico, dando vita al nome che ci contraddistingue.
L’8 ottobre 1975, con la rappresentazione di “Ubu re” sceneggiato da Luzzati e diretto da mio padre, nacque una nuova realtà, accolta con entusiasmo dal pubblico.
Ricordo ancora, bambino, l’energia di quei primi anni, la polvere del palcoscenico che permeava l’aria.
La Tosse ha poi evoluto la sua identità, spostandosi in diverse location fino all’attuale sede a Sant’Agostino, una scelta strategica che ha mirato a favorire l’integrazione con il tessuto sociale e culturale del centro storico, collaborando attivamente con la Facoltà di Architettura.
Una costante del nostro teatro è la ricerca continua di spazi inusuali e di drammaturgie non convenzionali.
Pensiamo agli spettacoli realizzati al Monte Sperone, sulla Diga Foranea, alla Fiumara, persino su una nave.
Un’audacia scenica voluta da mio padre e poi coltivata da me, che ha richiesto una complessa ingegneria logistica e misure di sicurezza imprescindibili.
Per affiancare Luzzati, iniziai a collaborare alla realizzazione delle scenografie, un’esperienza formativa che mi ha portato ad abbracciare la professione di scenografo, incoraggiato anche da Marco Maifredi.
Il Teatro della Tosse è un vivaio di talenti, un luogo dove i giovani possono apprendere i mestieri del teatro.
Daniela De Blasio, la nostra attuale scenografa, ne è un esempio, avendo affiancato il mio lavoro nell’ultimo spettacolo estivo a Voltri.
Abbiamo superato momenti di crisi profonde, come il rischio di chiusura nel 2006 e le difficoltà successive che hanno colpito il panorama teatrale italiano.
Ma queste avversità ci hanno insegnato a reinventarci, a trovare soluzioni innovative e a rafforzare il nostro legame con il pubblico, che ci sostiene con passione.
Oggi siamo un teatro solido, finanziariamente stabile e orgogliosi di essere un punto di riferimento culturale a Genova e oltre, continuando a incarnare quella voce libera e irriverente che ha animato i nostri primi passi.

