Turner in cerca di record, il capolavoro di Roma torna all'asta
Un capolavoro del pittore inglese Joseph Mallord William Turner (1775.1851), tra i massimi esponenti del Romanticismo, torna a Roma, quasi due secoli dopo essere stato concepito proprio sulle rive del Tevere. E' "Rome,…
Un capolavoro del pittore inglese Joseph Mallord William Turner (1775.1851), tra i massimi esponenti del Romanticismo, torna a Roma, quasi due secoli dopo essere stato concepito proprio sulle rive del Tevere. E' "Rome, from Mount Aventine" ("Roma, vista dal colle Aventino", dipinto del 1836 e tra le opere più celebri della maturità dell’artista, che Sotheby’s espone da oggi al 1° ottobre nelle sale barocche di Palazzo Rondinini. Con una stima nell’ordine dei 50 milioni di sterline (circa 58 milioni di euri), il dipinto sarà poi offerto il 9 dicembre a Londra e potrebbe stabilire un nuovo record d’asta per Turner, dodici anni dopo quello già fissato dalla stessa opera, all'epoca aggiudicato per 30,3 milioni di sterline.
Per tre giorni, dunque, Roma torna a fare da sfondo a una delle sue più celebri rappresentazioni nella storia dell’arte. L’esposizione assume un rilievo particolare anche per il valore economico del dipinto: si tratta, secondo Sotheby’s, dell’opera d’arte di maggior valore mai esposta in Italia da una casa d’aste. Ma è soprattutto il ritorno nella Città Eterna di una tela nata dalla sua stessa luce, dal suo paesaggio e dalla sua storia a conferire all’appuntamento un significato quasi circolare. Turner concepì infatti "Rome, from Mount Aventine" a partire dagli studi realizzati durante il suo secondo soggiorno romano, tra il 1828 e il 1829. La composizione sarebbe stata definita e trasferita sulla tela in Italia, prima che l’artista la completasse a Londra qualche tempo dopo. Oggi, quasi 190 anni più tardi, l’opera torna dunque nel luogo che ne ha ispirato la creazione.
Anche la storia della tela è fuori dall’ordinario. A commissionarla fu Hugh Andrew Johnstone Munro of Novar, grande amico, collezionista e mecenate di Turner, oltre che artista dilettante. Munro accompagnò il pittore in diversi viaggi dedicati al disegno e allo studio dal vero e sarebbe diventato in seguito uno dei suoi esecutori testamentari. Dopo la morte di Munro, "Rome, from Mount Aventine" entrò nell’orbita di una delle più importanti famiglie dell’aristocrazia britannica. Nel 1878 fu acquistata da Archibald Primrose, V conte di Rosebery e futuro Primo Ministro del Regno Unito, che la scelse come dono di nozze per Hannah de Rothschild, ereditiera e all'epoca considerata la donna più ricca del Paese. Alla vendita della collezione Munro, Rosebery pagò 6.142 sterline: una cifra nettamente superiore a quella raggiunta dagli altri dipinti della stessa asta. Da allora il percorso della tela è rimasto insolitamente lineare. Il dipinto ha cambiato proprietario una sola volta, rimanendo per oltre un secolo nella famiglia Rosebery. Nel 2014 Sotheby’s lo mise nuovamente all’asta e "Rome, from Mount Aventine" raggiunse 30,3 milioni di sterline. Fu un nuovo record per Turner, che a dodici anni di distanza resta ancora imbattuto. E' proprio quel precedente a rendere particolarmente attesa la prossima asta londinese. La stima di circa 50 milioni di sterline colloca infatti il dipinto ai vertici del mercato internazionale dell’arte e apre la possibilità di un nuovo primato per l’artista.
A rendere ancora più rara l'opera è il suo stato di conservazione. "Rome, from Mount Aventine" è ancora sulla tela originale ed è conservato nella cornice originale. Nel corso della sua lunga storia non è mai stato rintelato né sottoposto a interventi di restauro. La superficie pittorica conserva così tracce del processo creativo di Turner che raramente arrivano fino a noi con questa nitidezza: dalle impronte digitali ai segni della spatola, fino ai peli del pennello rimasti inglobati nella pittura quando era ancora fresca. Sono dettagli che trasformano la tela da semplice immagine di Roma in una sorta di documento materiale del lavoro dell'artista. La pennellata, la stratificazione del colore e la costruzione della luce rimangono leggibili direttamente sulla superficie originale, restituendo un accesso particolarmente ravvicinato al modo in cui Turner lavorava.
"Rome, from Mount Aventine" appartiene alla fase più innovativa della carriera di Turner, quella in cui il pittore inglese spinse sempre più avanti i confini della rappresentazione. Luce, colore e atmosfera diventano elementi autonomi della composizione, mentre le forme si fanno progressivamente più fluide. E' anche per questo che Turner è stato spesso considerato uno dei primi pittori moderni. La sua ricerca avrebbe avuto un'influenza profonda sulle generazioni successive, dai pittori impressionisti fino alle esperienze dell'arte del Novecento. Nel caso di "Rome, from Mount Aventine", questa ricerca trova nella luce romana un terreno particolarmente fertile. Il dipinto non si limita infatti a registrare una veduta: trasforma il paesaggio in un'esperienza atmosferica, nella quale la città emerge progressivamente dalla luminosità dell'alba.
"Pochi dipinti riescono a racchiudere il genio di Turner in modo tanto vivido e completo quanto questa straordinaria visione della bellezza senza tempo di Roma", osserva Julian Gascoigne, senior specialist di British Paintings di Sotheby’s London. Per Gascoigne, riportare l'opera nella città che ne ispirò la creazione rappresenta "uno dei momenti più significativi" della sua carriera.
Alla base del dipinto ci sono cinque studi realizzati da Turner durante il soggiorno romano del 1828-1829. Munro gli aveva chiesto una veduta della Roma contemporanea capace di unire la vita quotidiana della città alla memoria della sua grandezza antica. Turner partì dunque dall'osservazione precisa del paesaggio, ma non si limitò a riprodurlo. Gli studi diventarono il punto di partenza per una composizione più libera, nella quale topografia e immaginazione convivono. Il risultato è una Roma riconoscibile nei suoi monumenti, ma allo stesso tempo filtrata attraverso la sensibilità dell'artista. Il Ponte Emilio occupa il centro della scena; sullo sfondo si distinguono la Basilica di San Pietro, il Foro Romano, il Palatino, il Circo Massimo e il Colosseo. Un grande pino domestico domina il profilo della città, mentre lungo il Tevere si riconoscono Ripa Grande e l'Ospizio di San Michele. E' una veduta precisa e, insieme, profondamente personale. La città reale diventa così materia pittorica: la sua architettura, la vegetazione, l'acqua e la luce concorrono a costruire un'immagine nella quale la storia sembra dissolversi nell'atmosfera.
Nessun'altra città visitata da Turner ebbe probabilmente un ruolo comparabile nella sua immaginazione. L'artista arrivò a Roma per la prima volta nel 1819 e vi tornò nel 1828, soggiornando a lungo e lavorando intensamente dal vero. La città rappresentava per lui molto più di una destinazione artistica. Era il luogo nel quale passato e presente convivevano, dove le rovine dell'antichità, la Roma papale e la vita quotidiana della città moderna potevano entrare nella stessa immagine. In "Rome, from Mount Aventine", questa sovrapposizione diventa particolarmente evidente. I monumenti dell'antichità non sono presentati come reperti isolati, ma come parte di una città viva, attraversata da persone, attività commerciali e traffici lungo il Tevere.
Il punto di osservazione, il colle Aventino, aggiunge un ulteriore livello simbolico. Fin dall'antichità associato alla storia politica di Roma e alla rivendicazione della libertà, diventa nella tela un osservatorio privilegiato dal quale Turner guarda una città sospesa tra memoria e trasformazione. Quando il dipinto fu esposto alla Royal Academy di Londra nel 1836, suscitò reazioni contrastanti. La sua libertà pittorica appariva a molti contemporanei audace, se non spiazzante. Ma alcuni critici ne colsero immediatamente la forza. Il "Morning Post", il 3 maggio di quell'anno, lo definì uno degli straordinari dipinti con cui Turner riusciva ad "abbagliare l'immaginazione". Quasi due secoli dopo, quella stessa capacità di trasformare una veduta in un'esperienza visiva è ciò che rende "Rome, from Mount Aventine" uno dei dipinti più contesi della produzione di Turner. (di Paolo Martini)





