L’eco della scomparsa di un gigante della moda continua a risuonare, trasformando la sua figura in un’icona quasi mitologica.
La frase di Alessandro Michele, oggi direttore creativo di Valentino, cattura l’essenza di questo sentimento diffuso: una percezione che trascende la figura dello stilista per elevare la sua memoria a un’entità leggendaria.
La camera ardente, allestita da PM23 in Piazza Mignanelli a Roma, non è semplicemente un luogo di lutto, ma un palcoscenico dove si materializza la complessità e l’impatto duraturo di un’eredità.
Si tratta di un’occasione per contemplare non solo la sua arte, ma anche il modo in cui ha radicalmente rimodellato il panorama della creatività contemporanea.
L’uomo dietro le creazioni, la sua visione, i suoi gesti, le sue scelte stilistiche, si condensano in un’aura palpabile, un’esperienza immersiva che va al di là del semplice cordoglio.
La camera ardente si configura come un archivio vivente, un luogo di riflessione profonda sull’evoluzione del gusto, sull’identità di genere, sulla decostruzione dei codici tradizionali e sulla celebrazione dell’individualità.
La sua estetica, spesso definita rivoluzionaria, ha saputo intercettare e amplificare le inquietudini e le aspirazioni di una generazione in cerca di autenticità e di un’espressione personale senza compromessi.
L’omaggio non è quindi un semplice rituale, ma una riconferma del suo ruolo di catalizzatore culturale, un artista che ha saputo tradurre in abiti e accessori un sentire profondo, un modo di vedere il mondo e di relazionarsi con esso.
La presenza di Alessandro Michele, con le sue parole evocative, sottolinea la consapevolezza del peso di questa eredità, un fardello che la moda deve ora portare avanti, reinterpretando e arricchendo il lascito ricevuto.
La camera ardente è un invito a meditare sul significato della creatività, sulla sua capacità di commuovere, di ispirare, di cambiare il mondo, un’eredità che si perpetua nell’immaginario collettivo e nelle mani dei nuovi talenti che seguiranno le sue orme.
Un momento di passaggio, un omaggio che non si esaurisce con la chiusura delle porte, ma si propaga nell’aria, come una promessa di futuro.







