La dinamica finanziaria legata alla caccia all’evasione fiscale, gestita a livello comunale, rivela un quadro problematico che va ben oltre una semplice flessione dei numeri.
L’incentivo legislativo, che promette ai Comuni il 50% delle entrate recuperate grazie alle segnalazioni esterne, si è dimostrato, nel corso degli anni, un palliativo incapace di generare una partecipazione attiva e duratura.
I dati attuali, con un calo drastico delle entrate a 2,5 milioni di euro in sette anni, non riflettono solo una diminuzione delle segnalazioni, ma anche una perdita di fiducia nel sistema stesso.
L’andamento storico, con picchi significativi nel 2018 (11,4 milioni di euro) e nel 2021 (6,7 milioni di euro) seguiti da un progressivo declino, suggerisce un’analisi più approfondita delle cause sottostanti.
È plausibile che i primi anni abbiano beneficiato di un effetto “novità”, con un’ondata iniziale di segnalazioni alimentata dalla curiosità e dalla speranza di un rapido incremento delle risorse comunali.
Tuttavia, questa fase di entusiasmo si è rivelata effimera, lasciando spazio a una crescente disillusione.
Diverse variabili possono aver contribuito a questo scenario.
Innanzitutto, la stessa efficacia del sistema di segnalazioni potrebbe essere stata messa in discussione.
Le segnalazioni, spesso basate su informazioni parziali o imprecise, potrebbero aver generato contenziosi prolungati e costosi, erodendo i benefici iniziali.
Inoltre, l’incertezza interpretativa delle norme, la complessità delle procedure di verifica e la possibile presenza di ostacoli burocratici potrebbero aver scoraggiato i Comuni a investire risorse umane e finanziarie in questo strumento.
Un altro fattore da considerare è la percezione di un rischio reputazionale associato alle segnalazioni.
I Comuni, particolarmente sensibili all’immagine pubblica, potrebbero aver evitato di perseguire segnalazioni che avrebbero potuto generare conflitti con operatori economici locali o con figure di spicco della comunità.
La paura di ritorsioni o di danneggiare il tessuto sociale potrebbe aver frenato l’azione dei Comuni, limitando l’efficacia del sistema.
Infine, non si può escludere un ruolo di influenza da parte di fattori esterni, come la generalizzata crisi economica, la crescente sofisticazione delle tecniche di evasione fiscale e l’evoluzione del quadro normativo nazionale.
La complessità del fenomeno evasione fiscale richiede approcci integrati e strumenti di contrasto più sofisticati, che vadano oltre la mera incentivazione delle segnalazioni esterne.
La flessione delle entrate non è quindi solo un dato numerico, ma un campanello d’allarme che segnala la necessità di una revisione profonda del sistema di caccia all’evasione fiscale, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra i Comuni, gli uffici finanziari e le forze dell’ordine, promuovere la trasparenza e semplificare le procedure, per restituire efficacia e credibilità a questo importante strumento di contrasto all’illegalità finanziaria e di sostegno alle risorse comunali.
La sfida non è solo recuperare le entrate perse, ma ricostruire la fiducia nel sistema e incentivare una cultura della legalità diffusa.





