L’Italia si trova di fronte a una sfida cruciale per il suo futuro economico e ambientale: un divario strutturale tra la domanda crescente di competenze specializzate in sostenibilità e l’offerta di talenti qualificati.
Secondo i dati recentemente diffusi da Confartigianato, nel 2024 le imprese italiane hanno riscontrato difficoltà nel colmare una lacuna di oltre 2,1 milioni di posizioni lavorative che richiedono un’elevata propensione all’efficienza energetica e a pratiche sostenibili.
Questo dato, apparentemente isolato, si inserisce in un contesto più ampio.
Le aziende italiane, proiettate verso una trasformazione verde sempre più urgente, intendono reclutare nel corso del 2024 un numero considerevole di lavoratori con competenze “green”, raggiungendo un totale di circa 4,4 milioni di assunzioni, che rappresentano circa l’80,6% del fabbisogno complessivo.
Tuttavia, quasi la metà di queste posizioni (2,2 milioni) si rivela ardua da ricoprire, segnalando un’emergenza di competenze che rischia di compromettere la stessa transizione ecologica.
L’allarme lanciato dal Presidente di Confartigianato, Marco Granelli, non è semplicemente un campanello d’allarme, ma una denuncia di un potenziale paradosso: il rischio di intraprendere un percorso di decarbonizzazione e di economia circolare senza disporre delle risorse umane necessarie per implementarlo con successo.
Questa carenza di figure professionali specializzate non si limita a tecnici e ingegneri ambientali, ma include una vasta gamma di profili, dai consulenti per l’energia ai responsabili della gestione dei rifiuti, dai progettisti di impianti rinnovabili agli esperti di economia circolare, fino a operatori in grado di applicare principi di sostenibilità in processi produttivi diversificati.
Le cause di questo mismatch sono molteplici.
Innanzitutto, la velocità della transizione verde richiede un aggiornamento delle competenze professionali che spesso non è sufficientemente supportato da programmi di formazione adeguati, sia a livello scolastico che universitario e professionale.
In secondo luogo, il mercato del lavoro non sembra ancora pienamente orientato a rispondere alla domanda di competenze “green”, con una ridotta offerta di percorsi formativi specifici e una conseguente difficoltà per i giovani e i lavoratori in età adulta di acquisire le competenze necessarie.
Infine, la percezione del valore economico delle competenze ambientali e della sostenibilità, da parte di aziende e lavoratori, spesso non è ancora pienamente consolidata.
Per affrontare questa sfida, è necessario un impegno congiunto da parte di governo, imprese, istituzioni formative e sindacati.
Occorre incentivare la creazione di nuovi percorsi formativi mirati, promuovere l’aggiornamento delle competenze esistenti, rafforzare il collegamento tra sistema educativo e mondo del lavoro e, soprattutto, sensibilizzare l’intera società sull’importanza di una transizione ecologica sostenibile e inclusiva, che passi anche attraverso la valorizzazione delle competenze “green”.
Il futuro economico e ambientale dell’Italia dipende dalla capacità di colmare questo divario di competenze, creando un ecosistema in cui la sostenibilità non sia solo un imperativo morale, ma anche una risorsa strategica e un motore di crescita.

